Rassegna storica del Risorgimento

anno <1973>   pagina <263>
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L'Università italiana in Austria
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Le diverse correnti austro-tedesche appaiono unanimanienie contrarie alla scelta di Vienna quale sede della facoltà italiana. Non si vuole avallare la tesi che vede in Vienna un'isola anazionale e sovrannazionale nell'impero delle na­zionalità; all'interpretazione del significato universalistico della Reichshauptstadt, si oppone una ferma dilesa del carattere tedesco della città danubiana, baluardo del gentianesimo in Austria.1) E rifiuto opposto all'istituzione dà una facoltà non tedesca nel centro culturale e politico dell'Austria tedesca, va interpretato anzitutto come un postulato di principio, ma non si esaurisce in questa unica dimensione. Non si teme certo un'italianizzazione di Vienna,2' ma le implica­zioni che una scelta di tale natura avrebbe potuto avere per il futuro, nel senso di mettere in movimento una serie di rivendicazioni di tutte le nazioni austria­che ad una propria presenza politico-culturale nella capitale imperiale.
Quello che si temeva in particolare era che il più numeroso e competto fra i gruppi etnici non tedeschi residenti a Vienna, quello ceco, potesse intensifi­care, sulla base del precedente italiano, le richieste volte ad ottenere un proprio sistema scolastico a tutti i livelli a Vienna,*) venendo così veramente a rompere la mon oli tic ita nazionale della città danubiana. Il governo voleva creare una facoltà alloglotta su suolo tedesco, e cercava di risuscitare quella convivenza fra istituzioni universitarie di nazioni diverse già dimostratasi impossibile ad Inns-bruck; si trattava di un ambiente meno difficile della città tirolese per quanto riguardava i rapporti italo-tedeschi, ma esisteva la possibilità di sviluppi negativi per gli austro-tedeschi a Vienna. Questo è lo sfondo nel quale si inserisce la presa di posizióne dei deputati tedeschi.
La sostanziale concordia esistente nel respingere l'idea di una facoltà ita­liana nel massimo centro tedesco dell'Austria, veniva però a cessare non appena si affrontava il problema della fondatezza déìVAnspruch italiano ad una propria università.
I tedesco-nazionali rimanevano fermi in un atteggiamento di pregiudiziale intransigenza verso ogni facoltà non tedesca; essi sostenevano la necessità di am­pliare la sfera di influenza della cultura tedesca in Austria, e respingevano i ten­tativi volti a restringerla. In particolare rifiutavano l'alternativa triestina, in quanto essa, cancellando le superstiti tracce tedesche ed austriache nella vita politica e culturale del Litorale, avrebbe chiuso definitivamente al Deutschtum la via verso l'Adriatico.4) È la conferma di una linea che vuole essere di rigida
) Lucidamente Waldner afferma di respingere la concezione che fa di Vienna <r die Voikerstadt dee Reicbes, das Spiegelbild des Volkerreiches òsterreicb .
2} Waldner rileva però come, nonostante la giustificazione governativa che chier in den ZweàmilHonemncer werde die Fakultat nur em nationaler Tropfen sein , la presenza delia facoltà i/tatiana a Vienna sarebbe eausa di costanti a tiriti nazionali.
3) Questo collegamento tra facoltà italiana a Vienna e scuole ceche per i boemi e i moravi residenti nella capitale viene esplicitamente sviluppato, anche nel corso del dibattito parlamentare, dal DTÌ Drlàna.
4) L'esigenza di una politica germanica nell'Adriatico è ribadita da "Wastian.: Die osterreichische Begierung hat ;un Deu Ischio me im Siiden schwere Unterlassungs-siinden begangen und diese UnterlasstmgSBunden wir-d rum grossten Tenie der ostorrei-chische Staategedanke epater einmal empfindlich biissen miissen ; espressioni nelle quali ricorre l'identificazione, consueta da parte tedesco-nazionale, tra interesse pan-austriaco e interesse tedesco, tra < donisene Politile e osterreichische Poli ti k . Temi analoghi erano ricorsi nel già ricordato dibattito parlamentare del gennaio 1909, dedi­cato agli incidenti all'università di Vienna, cfr. SJ*.R., AJI., XVIII. Sessione, 127. Se-