Rassegna storica del Risorgimento

anno <1973>   pagina <264>
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264- Angelo Ara
difesa del Besitxstand tedesco, ma nello stesso tempo di spinta offensiva verso le posizioni occupate dalle nazioni non germaniche. I tedesco-liberali accettavano invece l'impostazione governativa della preminenza da attribuirsi, nel quadro dei diversi problemi universitari e scolastici, alla questione italiana, e, ritenendo infondati gli argomenti opposti dagli sloveni, indicavano in Trieste la sede na­turale della facoltà italiana. xì
I cristiano-sociali emergono dalla discussione come la frazione parlamen­tare che ha modificato più profondamente i propri orientamenti, rispetto ai dibat­tati del 1904 e del 1905. Dopo il fallimento delle passate esperienze, essi riten­gono accettata, per ragioni di politica triplicista e con riguardo al più elevato livello culturale degli italiani rispetto alle altre nazioni non tedesche della mo­narchia, la necessità della facoltà italiana che non si possa ulteriormente re­spingere l'aspirazione italiana a Trieste.2)
Di fronte al pericolo di una progressiva snazionalizzazione delle strutture universitarie di Vienna, e consapevole delle tensioni che si sarebbero determi­nale all'interno degli austro-tedeschi, il gruppo clericale accetta Trieste, quasi rassegnandosi all'inevitabile, e rinunciando a quelle motivazioni di stampo gran de-austriaco e di carattere cultural e-religi oso, che avevano in passato suggerito l'opposizione a Trieste. Una traccia di questo precedente atteggiamento rimane nella richiesta che, a compenso della concessione della facoltà universi* taria, venga deliberala Yutratjuizzaxìone della accademia nautica di Trieste, in modo da assicurare una formazione tedesca ai giovani della costa orientale, che costituivano il nerbo dei quadri della marina militare e mercantile della monar­chia. Accettando la soluzione Trieste, i cristiano-sociali motivano la loro scelta essenzialmente con ragioni di difesa nazionale e di contenimento della pressione slava che consigliano, ad avviso del gruppo clericale, un'apertura verso gli ita­liani, piuttosto che l'intransigenza assoluta adottata dai tedesco-nazionali. Da questa analisi delle posizioni emerse dal dibattito parlamentare, risulta come non si prospettassero concreti passi in avanti lungo la via di una definizione della Universitatsfrage: tra i partiti austro-tedeschi, nonostante l'avvicinamento di certi settori alle tesi italiane, permaneva la rigida chiusura dei tedesco-nazio­nali; i gruppi parlamentari slavi, anche nelle frazioni che non si associavano al severissimo giudizio sulla politica italiana nel Kiistenland, rifiutavano di accet­tare il trattamento preferenziale riservato alla questione italiana* D'altro canto il governo, intervenendo nel dibattito con il ministro Stùrgkh, ribadiva la pro­pria posizione, che era sgradita agli italiani,3) non accetta ai tedeschi, osteggiata dagli slavi, ai quali non era sufficiente il riconoscimento da parte dell'autorità centrale del carattere binazionale di Trieste, implicito nell'esclusione della città adriatica quale sede della facoltà. Quello che gli slavi chiedevano era una di­
rima, 22 gennaio 1909, pp. 8429-35, intervento del Dr. Bitter von Miillwerth, pp. 844041, intervento del Dr. Jà'ger.
t) Tale orientamento è condiviso dalla Nette Freie Presse, 12 marzo 1910, Mor-genblatt, che esprime però dubbi sulla possibilità di superare le difficoltà nazionali e parlamentati, che ostacolavano il conseguimento di un risultalo positivo.
2) Una visione analoga emerge dalla Reichsposi, 17 marzo 1910, Die chrixtlich-soziale Purtei tinti die iuMenlsche UniversitSt.
3) Per informa zi ora giunte all'autorità centrale sugli sviluppi dell'a gì taxi un e per l'università italiana, contemporaneamente e successivamente al dibattito parlamentare, si veda VA.W., MinisterrauKPruRiilitini. 1910/2937, e 1910/2961; efr. ancora 1910/2871, per l'agitazione slovena a Trieste.