Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1973>   pagina <282>
immagine non disponibile

282
Emilia Morelli
di Ugo Bassi ad Anita (21 aprile 1849), una di Anita alla suocera (26 febbraio 1849).
H vuoto si accentua per il decennio seguente. A colmarlo non basta un quaderno di appunti nautici del 1851, una lettera di Lorenzo Valerio dello stesso anno che riferisce sulle pratiche per la desiderata pensione e neppure un ordine di operazioni a firma Vittorio Emanuele II dell'8 maggio 1859 da S. Salvatore o la lettera di Napoleone HI del 16 agosto.3)
Arriviamo cosi al 1860, quando il discorso diventa diverso, perché queste carte ci consentono di completare il mosaico della documentazione già nota. Le lettere, però, sono tutte posteriori alla partenza dei Mille, ad eccezione di una di Agostino Bertani del 4 maggio, tutta dedicata al problema finanziario e a quest'altra:
Car.mo Generale, S. Fiorano, 29 gennaio 1860
Vi riscrivo a posta corrente. E Voi, diletto amico, quando volete farmi un regalo, datemi delle vostre nuove, le quali mi sono e mi saranno sempre, carissime.
I torti di Cavour sono molti e gravi. Gravissimo è poi l'errore che Vuomo di Stato commettea trasportando la Questione italiana dal campo della rivolu­zione, dove noi Yavevamo posta, su quello detta diplomazia. Le mille difficoltà, che oggi attraversano i nobili conati del patriottismo italiano, sono le tristi, ma inevitabili conseguenze di questo errore fatale. Dn serpente ci avvolge nelle sue spire, c'insozza colla sua bava e ci soffoca!... E ancora si spera in Napoleone llllìl
lo sento come Voi. Credo Cavour una capacità diplomatica, ma non altro che una capacità diplomatica. Quesfuomo, pur troppo, non ha il nostro cuore italiano. Ma poiché la causa nostra è oggidì portata innanzi al tribunale della diplomazia, giova, mi sembra, rovere un accorto diplomatico al timone dello Stato. Cavour è il solo uomo che possa rimediare agli errori di Cavour.
Nel resto, io non confido né in Cavour, né in Rattazzi, né in alcuno di quegli uomini che salirono al potere in questi ultimi tempi. Confido in un principio, e Voi rappresentate questo principìoc il nome suo non è diplomazia, ma rivoluzione!
Se io fossi stato al vostro fianco, vi avrei pregato e supplicato di non allontanarvi dall'Italia Centrale. Quello era il vostro posto. Di là, capitanando la gioventù, italiana della quale siete Vidolo, voi potevate nel tempo istesso contenere i dottrinari, imporvi al Governo sardo e minacciare l'Europa, Ora le circostanze sono mutate; ed il partito migliore, per voi e per noi, è appunto quello che avete scelto. Il leone stiasi accovacciato nella sua tana, spiando l'oc­casione di lanciarsi sulla sua preda. L'occasione si presenterà e Voi farete i soliti miracoli nel campo dell'azione.
Or sono due mesi, io ebbi un'udienza dal Re. Lagnandosi egli di Napo­leone e della sua politica, io gli dissi: *E se il nostro Garibaldi facesse un colpo di testa?. Garibaldi, egli mi rispose, non lo farebbe*. Se glielo dicessi io, soggiunsi, lo farebbe certamente . Allora il Re si studiò di provarmi
i) Vedila in ALBERTO M. GHTSALBEHTT, Ultime delusioni di Giuseppe Galletti, in Rassegna storica del Risorgimento, 1973, p. 13 in nota.