Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1973>   pagina <285>
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Ultime carte di Garibaldi
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carabinieri svizzeri, All'Inghilterra, alla raccolta di fondi e all'acquisto di armi, si riferisce la corrispondenza di Antonio Punizzi, William Ashurst, Joseph Cowen, T. D. P. Hodge, mentre, sempre da Londra, G. B. Nicolini si rammarica di non poter accorrere in Sicilia.
Chiudiamo il capitolo 1860, ricordando quattro lettere di Dumas, tre di P. A. Adami sulla questione delle ferrovie e una dell'agosto nella quale Vin­cenzo Carbonelli ragguaglia su quello che, assieme a Nicola Mignogna, si è pre* parato a Napoli. Sono poche e di scarso rilievo sia alcune carte amministra* live, sia quelle di carattere più strettamente militare.
A ricordare le incertezze sull'accorrere o no al richiamo di Lincoln, resta una lettera di Gaspare Treccili (6 settembre 1861). Su incarico di Garibaldi ha chiesto il parere del Re. Ecco la risposta : Faccia Lei quel che gli inspira la sua coscienza, che è sempre il solo giudice in affari di sì grave momento; e qualunque sia la decisione che Ella prenderà, sono più che certo che non di­menticherà la cara patria italiana, che è sempre a capo dei suoi, come de' miei pensieri. Non avevano forse torto quei democratici che lamentavano la troppo stretta sudditanza di Garibaldi a Vittorio Emanuele II!
Nelle carte che stiamo descrivendo rivestono notevole importanza quelle della fine del 1863 e dei primi mesi del 1864, che si riferiscono alla creazione e al primo funzionamento del Comitato Centrale Unitario. Anche in questo caso si deve ripetere che si tratta di documenti da incastonare tra quelli già noti. Ricordiamo, tra i corrispondenti che hanno parte nel nuovo tentativo di ac­cordare i vari settori della democrazia o, più semplicemente, che lamentano la situazione non facile della sinistra, Giovanni Cadolìni, Giovanni Nicotera, Clemente Corte e, soprattutto, Benedetto Cairoli. Per queste difficili trattative non ci si limita a scrivere a Garibaldi, ma si preferisce spesso fargli pervenire le notizie attraverso Giuseppe Guerzoni, che in quel periodo risiedeva a Ca­prera; usano questo sistema, per esempio, sia Agostino Ber la ni, sia Clemente Corte.
Fra il 1863 e il 1864, Garibaldi si interessa attivamente dell'Europa orien­tale e, soprattutto, della Polonia. A questo problema si riferiscono le lettere di Giuseppe Ricciardi e Giacomo Plezza fra gli Italiani; di Herzen, Klapka, Ordega fra gli stranieri. Fin dal 1861 Garibaldi aveva seguito l'evolversi della situa­zione (vedi la lettera di Cavour che citeremo). A completare la documenta­zione in proposito si leggano le lettere di Mieroslawski e di Francesco e Teresa Pnlszky di quell'anno.
Il collegamento del progettato moto veneto con l'insurrezione degli Slavi è sottolineato da una lettera di Ergisto Bezzi del 12 e da quella di Filippo De Boni e Adriano Lemmi del 4 novembre 1863.
Da questi anni in poi, non ci è più possibile seguire un ordine logico nella descrizione del fondo. Dobbiamo limitarci, quindi, a ricordare i nomi dei corrispondenti più importanti, che ebbero certamente almeno molti di loro parte attiva nelle vicende garibaldine, ma scrivono in date lontane da quelle dell'azione: Enrico Albanese, Mario Aldisio Sammito, Alfredo Bacca-ri i, Oreste Baratieri, Nino Bixio, Benedetto Brin, Giacinto Bruzzesi, Felice Cavallotti, Giuseppe Dolfi, Augusto Elia, Nicola Fabrizi, Achille Fazzari, Qui-rico Filopanti, Luigi Mercantine Luigi Miceli, Giuseppe Missori, Mario Rapi-sardi, Timoteo Riboli (il medico parmense scrive anche a Francesca Garibaldi), Raffaele Ruba din o, Stefano Tùrr, Candido Augusto Vecchi. Fra gli stranieri ricordiamo Karl Blind (vuole espressioni di solidarietà per la repubblica del