Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1973
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pagina
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288
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Libri e periodici
La prima domanda che ri pone il Godechot è se tulle queste rivoluzioni, fallite o ria-scile che siano, possano essere spiegate con la diffusione dei lumi o non abbiano a monte, ferma restando la validità delle motivazioni ideali, delle cause più concrete. È partendo da questo ultimo presupposto che egli svolge una lunga analisi delle condizioni della penisola a ridosso del 1770, analisi in cui l'incremento demografico che si registra dopo la prima metà del secolo XV111 (11 milioni di abitanti all'inizio del secolo, 18 milioni nel 1788) assume le caratteristiche di elemento scatenante di una crisi, della quale il rialzo dei prezzi e la decadenza del commercio mediterraneo rappresentano le eause collaterali e che è destinata, gràce aux remèdes qu'on allah y apporter , a a déboucher sur une prometteusc renaissance, le Risorgimento (p. 27). Secondo Godechot, la necessità di approntare i a rimedi adatti a sciogliere i nodi della crisi, provoca la fioritura dei grossi nomi dell'illuminismo italiano, tecnici e artefici di una concezione della vita associata chiaramente intesa in funzione di aperta rottura con il passato, tecnici e artefici che, se da una parte non di rado anticipano con le loro ardite ipotesi i col leghi d'Oltralpe, dall'altra preparano il ter* reno alla diffusione dell'ideale unitario la cui meta ultima e eùt été encore très éloignc si la Revolution francaise n'était venuc proposcr aux Italiens un excmple et des encoura-gementes * (p. 56). E, d'altronde, è giusto meravigliarsi della lentezza del processo risorgimentale italiano quando si consideri che la rivoluzione americana n'a été cnticremcnl accompli qua la fin de la guerre de Sécession, en 1865 , cioè a dire un centinaio d'anni dopo il suo inizio, e che nella stessa Erancia les " principes de 1789 " ne triomphent vrai-ment qu'après 1870 (p. 554)? Ci sarebbe piuttosto da stupirsi della sua rapidità. Quanto all'importanza risolutiva della parte avuta dalla Francia, sia come molla rivoluzionaria sìa come modello di nazione, a favore del compimento di questo processo, Godechot è del parere che ne doit-on pas, cornine certains historiens du debut du siede, dater le Risorgimento de la première campagne italienne de Bonaparte (p. 552), anche se io fondo è proprio questo che lo spinge ad affermare, a proposito dell'incontro di Teano, che Ce geste histo-rique mettait fin à la gigantesque epopee commencés soixante-quatre ans plus tòt (p. 519).
Queste sono le basi sulle quali Godechot imposta la sua ricostruzione della genesi dell'Italia unita, che è anche, giova ricordarlo, il primo lavoro d'ampio respiro che egli dedica all'argomento. Come si può vedere dai brani già citati, la sua è una ricostruzione per molti aspetti originale, con una ricerca iniziale che tende a valorizzare, significativamente, le cause, diciamo cori, fisiche rispetto e a fianco a quelle ideali con un ovvio invito alla cautela nel maneggio di dati provenienti da un'indagine lutl'altro che facile e sicura , in modo da conferire a tutto l'insieme il pregio della concretezza storica, nel solco, lo si capisce chiaramente, della grande tradizione storii grafica francese e della lezione venuta da Marc Bloch.
C'è piuttosto da osservare che tutto il lavoro o meglio tutta l'organizzazione del lavoro è condizionata dalla eccellente conoscenza che l'Autore ha del periodo rivoluzionario e di quello napoleonico, di modo che, delle circa 550 pagine che compongono il libro, ben 325 sono dedicate agli anni che precedono il 1816, fino a costituire, data l'ampiezza e la profondità che le caratterizzano, una ricostruzione a se stante del triennio rivoluzionario e della dominazione francese in Italia. Questa dilatazione del momento europeo della nostra storia si verifica naturalmente a scapito della fase più tipicamente italiana o, per dir meglio, meno legata alla presenza e all'influsso della Francia . la fase che va dal 1815 al 1848 e che, nella esposizione di Godechot, manca di quei contrassegni di originalità e di immediatezza che contraddistinguono felicemente la prima parte. È questa una caratteristica che viene maggiormente evidenziata dalla ripresa qualitativa che si registra con la terza parte del volume, quella che esamina il periodo 1849-1870, che, non a caso, coincide con la nascita lo sviluppo e la fine del Secondo Impero, un altro dei punti di forza della preparazione dello storico francese. Le opinioni del quale sono troppo note, grazie anche ai numerosi interventi nei vari Congressi del nostro istituto ai quale egli ha fruttuosamente partecipato, perché occorra qui riassumerle; basterà ricordare che viene do Ini ribadita la rivalutazione della figura di Napoleone 111. la cui azione in favore della unificazione italiana è documentata con suovi apporti tratti dall'Archivio del ministero degli Affari Esteri di Parigi (si vedano soprattutto le pp. 503-520). Notevole, in quest'ultima parte, è anche il metodo di affiancare alla narrazione il frequente rinvio alle fonti giorno-