Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
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1973
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pagina
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289
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Libri e periodici
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lisliche contemporanee, così che attraverso i brani tratti dal Journal de Toulose, dal Consti-tutionncl, dall'lllustraùon è possibile tastare il polso dell'opinione pubblica francese nel momento iti cui essa viene posta di fronte ai punti nodali della questione italiana.
Un volume pregevole, dunque, dal quale emerge Ja prestigiosa esperienza di Jacques Godechot. non invalidatala certo dai lapsus calami dell'ultima parte del testo e stesso indice dei nomi. Tra i primi ricorderemo il Panizzi a celebro crudit florentin di p. 487 e di p. 508, le dimissioni di Cavour dopo Villafranca anticipate al 10 luglio (p. 495), la partenza dei Mille da Quarto spostata al 6 maggio (p. 507), l'isola di Caprera posta au nord-est de la Corse v (p. 520); dell'indice dei nomi invece i refusi che colpiscono maggiormente e che hanno regolare riscontro nel testo sono un Gregorio Candeloro, un Luigi Dal Pane indicato bizzarramente come a Pane (Dal) a, un Gaissuck e un Mastai-Ferrcti. Con il che non si intende sminuire il valore del volume rivendendo le bucce a chi non ne ha bisogno, ma semplicemente riaffermare quanto Benedetto Croce ebbe a scrivere a proposito della storicità del libro di storia: Certo è desiderabile che le notizie che si adoprano nei libri di storia siano accuratamente accertate, non foss'allro per spezzare in mano ai pedanti un'arma della quale insidiosamente ma non senza effetto si valgono a togliere autorità a libri vigorosi di storia genuina; e poi in ogni caso perché l'esattezza è un dovere morale . E Godechot, ne siamo certi, non può non pensarla allo stesso modo.
GIUSEPPE MONSACRATI
CABLO GHISAI.BKIITI, Sfato e costituzione nel Risorgimento (Ricerche sull'Italia moderna, 9); Milano, Giuffrè, 1972, in 8, pp. VHI-317. L. 4.000.
L'autore ba raccolto in questo volume otto saggi, due dei quali ancora inediti, che attraverso diversi itinerari convergono tutti sull'analisi del rapporto ira pensiero giuri-dico-politico, istituzioni e formazione dello Stato moderno in Italia. La ricchezza dei temi affrontati si ricompone in un quadro sostanzialmente unitario grazie alla particolare sensibilità storiografica del Ghisalbertt, il quale da quasi due decenni ormai si sta dedicando, con fecondità di risultati ben nota, allo studio della realtà giuridica come punto d'incontro dialetticamente creativo fra politica e cultura.
I primi due scritti della raccolta, Sulla formazione dello Stato moderno in Italia e Per una storia costituzionale dell'Italia liberale offrono un ampio quadro introduttivo in cui sono poste e sviluppate le premesse metodologiche destinate a fornire il filo conduttore che unisce fra di loro i pur così vari saggi successivi. L'autore prende le mosse, com'è naturale data anche la sua qualità di studioso del pensiero giuridico settecentesco e dello costituzioni giacobine , dal tardo X Vili secolo, convinto che a la ricostruzione unitaria di una storia del diritto italiano dei tempi più recenti va meditala nella consapevolezza della impossibilità di scindere le vicende settecentesche da quelle ottocentesche per i profondi agganci ideologici e pragmatici che, alla pari peraltro con quella francese, fiiwa rivela sia dall'angolo visuale delle sue fonti, sia da quello dei suoi ordinamenti, sia, infine, da quello delle istituzioni. Una cesura che distingua le vicende giuridiche dell'Antico Regime da quelle scaturite dalla Rivoluzione giacobina e dalla conquista napoleonica e che, pertanto, isoli la prospettiva interpretativa dell'Ottocento dal punto di vista del diritto dell'età che Io precedette, si palesa totalmente assurda e, quindi, antistorica. Non si tratta di aprire da un punto di vista storico-giuridico l'annoso ed astratto problema delle origini del Risorgimento, già superato dalla nostra storiografia politica; si vuole soltanto riaffermare consapevolmente come sia impossibile sul terreno della storia del diritto comprendere le vicende relative alla genesi dell'ordinamento giuridico dell'Italia unita distaccandole da quelle matrici settecentesche che accompagnarono la formazione dello Stato moderno in Italia come altrove in Europa.
II fallimento del movimento settecentesco per la codificazione rappresenta senza dubbio uno dei principali punti nodali, se non il principale, della storia giuridica di quel periodo. L'insuccesso dell'assolutismo riformatore in questo campo fu dovuto, rileva Ghi-salbcrti, essenzialmente a] rifiuto di accettare le implicazioni politiche ohe l'opera codificatrice portava in sé. Il livellamento, l'accentramento, l'intima fusione tra le diverse