Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1973>   pagina <291>
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Libri e periodici 291
dominanti la scena del diritto privato. Se in questo campo la tendenza alla redazione per iscritto della norma aveva il significato di limitare o demolire il privilegio, sentito ormai come assurdo ed iniquo, dei ceti, gruppi ed individui prosperanti in quella sorta di particolarismo giuridico che dominava l'antico regime, nel settore pubblicistico, o se preferiamo, sul terreno più dichiaratamente politico, la legge scritta, concessa dal potere o a questo strappata, aveva il valore di determinare la sua autolimitazione o la sua limitazione e, quindi, di ridurne fortemente il peso nella vita nazionale. Essa, infatti, assumeva la finalità di vincolare nell'esercizio del potere politico la stessa monarchia in misura ben più forte di quanto non l'avessero vincolata le generiche affermazioni gi us n a t u r a lis Li e In: dei filosofi o le vaghe e non mai definite lois fondamentales dei giu­risti .
Esperienze autoctone e riflessione sui processi politici e sui modelli intellettuali stranieri, elaborazione dottrinale e confronto obbligato con situazioni di rottura rivolu­zionaria, confluirono cosi verso l'itinerario che doveva portare alla formazione dello Stato unitario all'insegna del costituzionalismo liberale, maturato attraverso un travaglio di idee che lungo l'intero arco del Risorgimento ebbe, malgrado certe contraddizioni, una sua coerenza e linearità. L'idea di Stato, infatti, del modo di essere della società poli­tica organizzata sul piano istituzionale, delle sue finalità, del suo definirsi giuridicamente nella mutevolezza degli elementi contingenti, ha rappresentato il fulcro di una specula­zione dottrinale che ha seguito di pari passo l'evoluzione delle strutture politiche. L'idea di costituzione, poi, come organizzazione di istituti pubblici e come testo scritto che ne prevede e ne regola la vita, ha assunto anche, e soprattutto, in piena armonia con il pen­siero dei tempi, la caratterizzazione di strumento di garanzia e di libertà nei confronti del potere. Peraltro, Stato e costituzione, come vennero a configurarsi nel tempo da parte della pubblicistica italiana sensibilizzata dalla varia e spesso drammatica vicenda degli ordinamenti nazionali dal Settecento in poi ed aperta al confronto ideale con quella delle dottrina e delle istituzioni straniere, e segnatamente con quelle di maggiore affinità culturale e civile, appaiono dominare il panorama ideologico sia da un punto di vista strettamente politico sia da quello più dichiaratamente giuridico. Anche se l'idea di Stato è passata attraverso il vaglio di successive interpretazioni secondo le crisi e le trasformazioni delle strutture positive, ed anche se il concetto di costituzione si è presen­tato spesso con significati difformi, tuttavia e Stato e costituzione rappresentarono il fulcro di un dibattito iniziatosi mentre venivano a porsi le premesse della costruzione risorgimentale, protrattosi durante il processo unitario e che è tuttora aperto, anche se in termini nuovi .
Ai due primi saggi di generale impostazione metodologica seguono, come si è detto, altri sei che costituiscono altrettante verifiche su problemi più limitati e concreti e aventi tutti una propria specifica autonomia, pur nell'ambito di un discorso unitario. Si va cosi da Ferdinando Gattoni e il problema istituzionale a Le vicende costituzionali della prima Repubblica italiana] da Pellegrino Rossi e il costituzionalismo delta monarchia di luglio a II sistema rappresentativo nella pubblicistica subalpina dopo il '48; da L. A. Melegarì e i costituzionalisti dell'Unità a Silvio Spaventa teorico dello Stato liberale. So­prattutto quest'ultimo saggio meriterebbe un discorso a parte, anche per la molteplicità dei suoi agganci a tutto il dibattito da anni in corso sull'intero problema della natura dello Stato liberale emerso dal processo nazionale di unificazione e sul suo rapporto con là società civile.
ALBERTO AQUARONE
CARLO M. CIPOLLA, Istruzione e sviluppo. Il declino dell'analfabetismo nel mondo occi­dentale (Storia e dottrine economiche, 18); Torino, UTET, 29?3 in 8, pp. 155. L. 2.800.
Iniziando l'esame di questo volume dalle ultime parole dell'introduzione, è possi­bile cogliere il gusto e lo spirito con il quale l'autore ha compiuto il suo lavoro che, per quanto intimamente connesso con la storia generale dell'istruzione, in realtà porge una prospettiva nuova ed originale per lo studio dell'analfabetismo in Occidente.