Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
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1973
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pagina
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295
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Libri e periodici 295
nel Genovesi, dalla metafisica all'economia. Così il giovane Galanti, avviato agli studi legali dall'autoritario genitore, si senti ben presto attratto dallo studio delle cose eco* nomichc. Cosi egli affermò nella prefazione al primo volume dell'opera: Questi generi di studio saranno per avventura più utili che quelle nude ricerche metafisiche, le quali per lo più non hanno servito che a pervertire il nostro intendimento . ') Questi suoi stati d'animo egli metterà a nudo, più tardi, nelle memorie autobiografiche.2)
Tralasciamo gli scritti minori e soffermiamoci, invece, sul contenuto della Descrizione . Come il Rai none mette bene in evidenza, il Galanti esprime una severa critica nei confronti dell'amministrazione pubblica e degli antichi ordini sociali. La ragione di tutti i mali egli la vede nella presenza nel regno del l'impalca tura feudale ancora intatta. Infatti, egli nota, la maggior parte dei comuni meridionali era nelle mani dei feudatari; la conseguente loro scarsa popolazione manteneva l'agricoltura in uno stato di deplorevole arretratezza. La massiccia partecipazione delle classi privilegiate (la feudalità laica e la feudalità ecclesiastica) al possesso della terra, impediva l'attuazione di mia più giusta ripartizione tra i ceti; preoccupazione, questa, che era in cima ai pensieri di tutti i riformatori del Settecento.
A differenza degli scrittori di cose economiche del secolo XVII e dei primi decenni del XVIII, i quali si erano orientati verso lo studio di problemi legati essenzialmente alla politica mercantilistica del tempo, con la meta del Settecento s'impone il riconoscimento dei diritti dell'agricoltura, sinora trascurati; e gli ultimi economisti ne esaltano i pregi, perché essa risponde ai bisogni essenziali dell'uomo, assicura le derrate di assoluta necessità per la vita quotidiana, somministra le materie prime per le manifatture e così via. Ma perché l'agricoltura fiorisca, condìtio sine qua non è la libertà assoluta del commercio dei suoi prodotti all'interno e all'estero.
Per il Galanti la dolorosa realtà dell'agricoltura languente può essere cosi spiegata: la conseguenza dei vasti latifondi, dell'abbandono totale di alcune terre, dello sfruttamento poco razionale delle altre, del vincolismo delle derrate alimentari, del clero ricchissimo e usurpatore, delle terre feudali immuni da imposte, dello scarso frazionamento della proprietà fondiaria, delle infinite servitù rurali, dell'assenteismo e dell'inurbarsi della classe dei proprietari terrieri (p. 140). I proprietari fondiari, i rappresentanti della classe sociale preponderante, avevano concorso coi governi ad addossare il peso delle imposte alle industrie. Ma, questo rovinò non solo le industrie, ma anche l'agricoltura. Il mercato divenne ogni giorno più raro, e finalmente si spense.
Cure più modeste e talora frettolose il Galanti dimostra verso le altre attività economiche. Egli, però, visitando una ad una le province, non rimase insensibile di fronte allo spettacolo che si offriva ai suoi occhi; le manifatture, come l'agricoltura, giacevano in rovina; il commercio si era spento, le famiglie erano emigrate. Per dare impulso a questa sonnolenta vita- industriale del Napoletano, a giudizio del Galanti, il rimedio più efficace sembrava la instaurazione di a un regime di generale e feconda libera , in quanto le arti non possono allignare sotto un'oppressione vergognosa, dove tutto è assorbito dal governo, dalle chiese, dai signori e dagli ufficiali della pubblica amministrazione (p. 137).
Nel frequente conflitto di idee di libertà illimitata, sostenute dai fisiocrati, e di tendenze restrittive, caratteristiche della scuola mercantilistica, il Galanti ai rivela convinto assertore della superiorità della politica liberista, della quale egli considera i grandi vantaggi, pur non trascurando di richiamare l'attenzione su alcune limitazioni della libertà del commercio estero, particolarmente nei riguardi dell'esportazione delle materie prime, che si potessero lavorare in loco, o dell'importazione di manufatti stranieri. Riferendosi al commercio interno, come la maggioranza dei riformatori italiani dell'epoca, dal Genovesi al Galanti, dagli economisti toscani a quelli lombardi, il Galanti ritiene ohe per servire
1) G. M. GALANTI, Della descrizione geografica e politica delle Sicilie, a cura di F. ASSANTE e D. DEMARCO, Napoli, ESI, 1969, p. 5,
2) Le memorie storielle del mio tempo, a cura di D. DEMARCO, Napoli* Istituto di Storia economica e sociale, 1970.