Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1973>   pagina <297>
immagine non disponibile

Libri e periodici
297
Poggi ecc., ed offriamo un piccolo contributo sulla figura di Ignazio Bonafoux, possidente, acquirente di beni ex-benedettini, sorvegliato dalla polizia austriaca fino al 1836 (cfr. Mantova. La Storia, Mantova, 1963, parte III, p. 350 e sgg.), anche sulla base di un registro di polizia, in Archivio di Stato di Vienna, Kaiser Franz Akten, Karton 144, al n. 177, relativamente alla congiura di Milano del 1814 e ai rapporti con Lechi, Manfredini. AI* bertini ecc. (Ci sia permessa una citazione ancora: K. Giusti, Opposizione all'Austria e compromessi polìtici nel Mantovano. 1814-1824. in Atti e memorie , Mantova, Acca­demia Virgiliana, voi. XXXIX, 1971, pp. 107-208).
RENATO GIUSTI
GIUSEPPE NUZZO, La monarchia della Due Sicilie tra Ancien Regime e Rivoluzione: Napoli, Berisio, 1972, in 8, pp. 509. L. 6.000.
Per la seconda metà del XVIII sec. la monarchia delle Due Sicilie, ha trovato, nel Quadro storiografico degli ultimi decenni, osservatori attenti e perspicaci, che ne hanno messo in risalto i tratti rilevanti, in senso positivo ed in senso negativo, sotto l'aspetto socio-economico. Non altrettanto si può dire in rapporto alla vita diplomatica del Regno, che, raggiunta la completa autonomia dalla tutela madrileno e geloso della sua indipendenza effettiva, era ben consapevole dei vantaggi, ma anche delle difficoltà con­nesse alla sua stessa conformazione geografica, tutta protesa verso le coste dell'Africa settentrionale rese infide dai Barbareschi e posta quale anello di congiunzione tra un Oriente già in fermento sotto la spinta espansionistica dell'impero russo ed un Occidente nel quale la tradizionale ostilità marittima e coloniale franco-inglese stava per complicarsi con motivi nuovi, in seguito alle ripercussioni europee della rivoluzione francese.
Nell'intento di colmare un vuoto, il volume del Nuzzo viene a chiarire, attraverso una ricca e fondamentale documentazione archivistica, le vicende diplomatiche della corte di Napoli, dal periodo successivo alla raccolta politica tanucciana fino agli anni turbinosi di fine secolo, nel corso dei quali anche i personaggi più preparati spesso apparvero im­pari a fronteggiare le situazioni. Al di là dell'ormai tradizionale stratificazione interpre­tativa, facente perno sui poli dialettici di austrofilia ed anglofilia, che avrebbero trovato sostenitori indiscussi ed onnipotenti in Maria Carolina e ncll'Acton, il Nuzzo ricostruisce, con occhio benevolo, la tela complessa e per nulla spregevole intessuta dalla diplomazia napoletana, sempre pronta a trarre profitto dell'evolversi della situazione internazionale, senza però abbandonarsi a sogni sproporzionati alla sua entità di potenza di secondo rango, in cui il sempre risorgente mito dello splendore normanno non poteva cancellare la perdurante arretratezza civile (p. 25), al confronto dei maggiori Stati europei.
Dopo che la rottura con la Spagna divenne lo strumento indispensabile per l'attenua­zione di un'azione efficacemente autonoma, fu quasi spontaneo il riavvicinamento alla Fran­cia - sede del ramo primogenito dei Borboni la quale, sul piano internazionale, stava raccogliendo i risultati dell'abile politica del Vergennes. Scosso, però, il prestigio di Versail­les, la necessità di difendere l'esteso litorale fece mettere da parte i vecchi contrasti e fece rivolgere nuovamente io sguardo a Madrid, che continuava ad essere la seconda potenza marittima del mondo a (p. 430), Fu quello, in pratica, l'ultimo tentativo di politica dina­stica (p. 17), che si concluse malinconicamente, solo perché dalla Spagna di Carlo IV non vi era ormai più nulla da sperare. Solo allora, sotto l'incalzare degli eventi bollici ed allo scopo di neutralizzare hi minaccia francese, preso piede l'alleanza con Londra, con cui. fin dagli anni della Reggenza, erano state avviate trattative-e laboriose per un accordo com­merciale, che, svantaggioso sia economicamente sia politicamente per il regno, fu. lasciato apertamente cadere dall'Acton. Più saldi si mantennero costantemente i rapporti con Vienna, chiaramente favoriti sia dall'atteggiamento di fedele sudditanza della regina nei confronti degli imperiali fratelli sia dalla prospettiva austrofila dell'ambasciatore napole­tano a Vienna, il marchese di Gallo futuro negoziatore di Cainpuformio e elio ebbero il suggello in una ben orchestrata politica matrimoniale. L'Adori, però, sempre attento all'ec equilibrio intemo della corte , riuscì nel evitare di farla cadere in balìa dell'Austria (p. 428), anche quando esso, in nome della coalizione auiifrniicesc. avrebbe voluto asser­vire ai suoi scopi le varie corti italiane.