Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
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1973
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pagina
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302
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302 Libri e periodici
De Donno, nella prefazione, dichiara che < bisogna non supervalutare più il peso ritenuto determinante della amone degli ingegnosi tessitori diplomatica, il coi lavoro sarebbe rimasto sterile senza la spinta incalzante dell'azione rivoluzionaria {p. 14) e col suo lavoro egli si propone di rettificare errori 42 interpretazione e vedere nella luce verace gli avvenimenti (p. 14). L'intento era ottimo ma non ci sembra però che l'A. abbia raggiunto risultati apprezzabili.
La narrazione si inizia col 1844 legando l'ingresso di Alberto Mario neU*Univer< sìt di Padova con la tragedia dei Bandiera e prosegue fino agli anni '70. Dalla critica del l'A. non sì salva nessuno; Carlo Alberto, Vittorio Emanuele II, Cavour e via via tutti gli altari protagonisti della nostra storia ci vengono presentati sotto una luce ambigua, continuamente in e oni.ru ddizione con se stessi, insinceri nei confronti del popolo, tesi costantemente vergo un riprovevole doppio gioco o semplicemente incapaci. Carlo Alberto, appena salito al trono, aspira al primato delle feroci repressioni (p. 44). La figura del Gioberti viene cosi sintetizzata: si definì da sé, contraddicendosi, autoconfondendosi, annullandosi (p. 127). Allo stesso Mazzini si rimprovera di aver patteggia (to) continuamente col nemico cioè -con la monarchia (p. 317).
L'Autore, in una pagina del suo libro, afferma giustamente che i fatti della storia di un popolo non vanno dipinti con colori convenzionali ed oleografici , eppure, leggendo il volume, si ha la netta sensazione che nella ricostruzione dei fatti un discutìbile criticismo lasci spesso il posto alla più scontata convenzionalità. Valga per tutti la presentazione della figura di Carlo Alberto che, dopo essere stato criticato in tutti i suoi atti, improvvisamente, dopo l'abdicazione, ci appare sotto una luce completamente nuova.
Anche il giudizio sui fatti è spesso opinabile. Due esempi tra tanti. L'A. afferma ripetutamente che nel '48. per colpa degli uomini al potere, si perse guanto i Milanesi avevano conquistato, cioè la libertà dallo straniero. Senza entrare nel merito degli errori commessi che furono tanti, non si può però ignorare che altro era costringere un presidio a sgombrare una città e altro era sconfiggere in campo aperto un esercito organizzato e snidarlo dalle fortezze che occupava. Il secondo esempio riguarda la possibilità di arrivare a Roma nel '60. L'A. si dichiara convinto che Garibaldi poteva e doveva raggiungere l'Urbe in quanto Napoleone IH sarebbe rimasto impotente a rodersi di rabbia, perché il veto dell'Inghilterra lo avrebbe fermato in tempo in qualsiasi temerario tentativo di intervento (p. 226).
Come può l'Autore non tenere conto del fatto che nel '60 Roma era occupata dai Francesi e quindi non è neppure possibile dubitare di un loro intervento a favore del Pontefice?
Un libro, in conclusione, pieno di contraddizioni, dedicato ai Martiri, agli Eroi, ai Combattenti tutti della libertà italiana eppure teso all'unico scopo di ridimensionare quanto più è possibile tutto il processo dell'unificazione nazionale maturatosi,
sembrerebbe, malgrado gli uomini.
ANNA MARIA ISASTIA
II giornalismo italiano dal 1861 al 1870; Torino, Edizioni 45 parallelo, [1966], in 4, pp. XXVm-264. S.p.
La pubblicazione, curata hi pregevole forma editoriale ed iconografica, grazie al contributo di enti torinesi, presenta gli atti del quinto congresso dell'Istituto nazionale per la storia del giornalismo, tenuto, con larghi consensi ufficiali, nel capoluogo piemontese tra il 20 ed il 23 ottobre 1966. Contiene ben trentatre relazioni e comunicazioni, di cut oltre la metà vertono sul giornalismo settentrionale; alcune hanno esteso l'indagine al centro, una al meridione, che è talora accostato da punti di vista settentrionali (per esempio con la lente satirica del Gianduia), mentre sull'intero sfondo nazionale figura la stampa cattolica. La regione meglio esaminata è comprensibilmente quella che ha avuto l'iniziativa del convegno, il Piemonte, di cui si è ricostruita la svolta dalla condizione di piccolo Stato guida del Risorgimento all'adattamento entro l'organismo nazionale, col travaglio recato dalla perdita della capitale, che ne colpi anche la vita giornalistica, coi