Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
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1973
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pagina
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304
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0À Libri e periodici
all'evoluii società Bianca non dovrebbe diminuire il valore dell'emancipazione die resi Ut Moria la premessa ideale e storica del progresso negro in nn contesto pacifistico ed integrazionistico d'intesa coi bianchi.
Della guerra civile americana si è pure occupata Laura Celesti, esaminando la stampa di Genova, dove a denunciare come pretesti le giustificazioni umanitarie ed autì-sebiavistiebe dei nordisti fu soprattutto il clericale Stendardo cattolico, in polemica anlir protestante ed antiliberale. À fianco del Nord furono invece i giornali democratici e liberali, ma la Gazzetta di Genova, organo governativo, col tempo cambiò parere.
Le reazioni genovesi alla caduta di Napoleone IH sono state studiate da Paola Giorgìni: non ebbero naturalmente rimpianti il mazziniano Dovere ed il garibaldino Movimento, che restituirono il loro favore alla Francia con l'avvento in questo paese delle forze repubblicane e popolari. Preoccupati erano invece i giornali di destra Gazzetta di Genova e Corriere mercantile, ebe mantennero tuttavia una lineo neutralistica, nel ricordo dell'alleanza italiana con la Francia nella seconda guerra d'indipendenza e di quella con la Prussia nel 1866.
Ancora sulla scena di Genova, Rosangela Puppe si è occupata dell'attività di Federico Campanella, che, come direttore del Dovere, portò nell'austero giornalismo mazziniano un tono vivace e brillante, e Leonida Balestrerà ha illustrato l'avanzato mazziniane-simo sociale di Francesco Bartolomeo Savi col Giornale delle associazioni operaie italiane, eòi si contrappose da parte conservatrice, in funzione paternalistica, il Giornale degli operai.
H panorama genovese si completa con l'analisi della stampa satirica compiuta da Giuseppe Oreste.
Un intervento di Alessandro Galante Garrone ha lumeggiato la differenza in seno al milanese Gazzettino Rosa tra una componente astensionistica ed antiparlamentaristica, sfociante poi nell'internazionalismo, e in una partecipazionistica e meglio disposta verso le istituzioni rappresentative, sfociante nel radicalismo.
Ugo Baroncelli ha presentato) nelle sue varie parti e rubriche, Vlndicatore bresciano. organo della sinistra zanardclliana, rendendo lo sfondo della situazione politica e dell'ambiente Liberale nella provincia di Brescia all'indomani della liberazione dall'Austria.
Per il Veneto la liberazione avvenne al centro del periodo studiato nel convegno, segnando per il suo giornalismo una svolta, che è stata esposta da Sergio Cella e Giuseppe Alìprandi per la stampa padovana e da Achille Bosisio per hi veneziana. I fermenti patriottici e liberali nella difficile situazione delle due regioni irredente (Trentino e Venezia Giuba) sono emersi negli interventi, di Marcella Deambrosis e di Mariagrazia Sinigo.
Al di là della frontiera porta pure l'interessante relazione di Licio Burlini, l'unico (se non erro) ad aver analizzato i commenti sulla guerra del 1866, evento cospicuo di quel periodo, che egli ci mostra dall'angolazione di un corrispondente sloveno, Peter Pavèl Radica, integrato nel sistema asburgico. L'interesse di questa relazione, già notevole per la valutazione data dalla parte avversaria circa le sfortunate operazioni belliche che tante polemiche accesero in Italia (rilevante la cautela nel delincare la portata del successo austriaco a Custoza fino a tutto il 26 giugno), è accresciuto appunto dallo studio della personalità del Radio, esponente di un moderatismo sloveno, che tentò di assestarsi entro la vecchia struttura plurinazionale dominata da Vienna e poi dal dualismo austroungarico.
Alle regioni centrali sono stati dedicati gli interventi di Magda P. Maglietta, che ha posto, tra l'altro, l'accento sul ruolo antirogionabstico dei dissidi municipalistici in fra-regionali, portando il caso dell'Emilia; di Clementina Rotondi, che ha ripreso l'argomento della stampa reazionaria a Firenze, già trattato molti anni prima da Giacomo Luminoso ed ampliato più tardi da Arnaldo Salvcstrini (fili antiunitarì in Toscana, Firenze, 1967): di Giuseppe Zeccaroni, che ha trattato l'opposizione cattolica a Bologna, e di Vittorio Por mentala, il quale ha illustrato la collezione, da Ini acquistata, di un nuovo Indicatore, rilanciato a Livorno dal Guerrazzi, dopo quello classico del 1829*30, tra il 1864 ed il 1866, come organo della locale Società democratica unitaria.
Di un altro grande esponente democratico. Agostino Bertoni, considerato sotto lo aspetto di editore della democrazia, ai e occupato Franco Nasi, un giornalista di profes-