Rassegna storica del Risorgimento

CASTELNUOVO GIACOMO DIARI DI GUERRA; GUERRA DEL 1866
anno <1973>   pagina <402>
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Bruna Di Porlo
passava il Mincio dirìgendosi su V alleggio. Gustosa e Villafrancn come se lo*-ero state libere quelle posizioni, mentri; invece erano occupate da buone e numerose truppe, tutte fresche, arrivate dalla strada ferrata, senza peso di sacchi, eec(?). 0
Al dire di distinti Ufficiali, si era mancalo alle regole più elementari, nep­pure avamposti furono messi, non ricognizioni.2 Si fece marciare l'infanteria in Testa di colonna con lunghissima linea, arrogi l'ingombro dei carri della pro­vianda borghese, presto nacque lo scompiglio e si trovarono presto sbandati,3*
mandante del 1" corpo d'armata che era il gen. Giovanni Durando ( 1804-69), già coman­dante dello divistone pontificia ne] Veneto durante la prima guerra d'indipendenza, combattente della guerra di Crimea, senatore dal 1860. Negli appunti di tre giorni dopo (del 27 giugnoi, che riferiscono, con implicita approvazione, i duri conunenti della casa militare, la critica si sposta sul capo di stato maggiore La Marmora. Questo iniziale rimprovero al Durando si può piegare eoi -fatto che proprio il suo corpo d'ar­mata, specialmente con la divisione Brignone, fu il più esposto nelle operazioni qui indicate. A difesa del Dorando CARLO CORSI pubblicò il volume Delle vicende del 1" corpo d'armata durante il primo periodo della campagna del 1866 (Milano, 1867). Precise critiche vennero invece mosse a questo generale da ALBERTO POLLIO, op. cft pp. 217-221, dove, tra l'altro, si legge: Non si comprende assolutamente come non sia stato possibile constatare l'entità delle forze nemiche e la loro disposizione dalla sommata del Monte Vento, alla quale s'accede dalla strada in pochi minuti. La vista di cui lassù si gode è estesissima... Un osservatore sul Monte Vento avrebbe veduto meglio anche di diverse ricognizioni di cavalleria .
') Cosi il CORSI ha difeso l'operato di Durando e del 1" corpo: Sulla sponda sinistra del Mincio scorgevano! appena alcune vedette di cavalleria nemica. Le notizie venute d'oltre Mincio confermavano avere gli austriaci sgombrato quasi affatto il paese tira il Mincio e l'Adige per concentransi di là da Verona, verso Legnago e Rovigo (op. ci/., p. 11). Veleggio, Custoza e VUlafranca sono appunto situati tra il Mincio e l'Adige. LUIGI CIMALA, nei Cenni storici CÓL, p. 71. aggiunge che il comando del 1" corpo, nella lontana previsione di trovare un contrasto, aveva prescritto alle due divisioni le quali dovevano valicare il fiume a Monzambano e a Borgbetto che in caso di resistenza non insistessero troppo nei loro tentativi ma si mantenessero sulla destra del medesimo, aspettando l'esito del passaggio della DI divisione ai Molina di Volta. Tali precauzioni rimasero però mutatili perché il nemico non ai fece né punto né poco vedere tanto su questo quanto su Cotti gli anitra passi del fiume. Ha però ribattuto il POLLIO: Ammettiamo pure, come era di fatto, che nel mattino del 23 le truppe im­periali si trovassero ancora presso a Verona. Ma Ae Verona alle posiziona Sulle quali erano dirette le varie di visi imi italiane, vi sono distanze che non xn un giorno, dal 23 al 24, ma che si possono percorrere e furono percorse in poche ore... Da Verona a Vili a franca vi son quindici km! (Op. <:it., p. 89). Del resto, lo stesso CORSI, poche parine più in là, spostando la responsabilità dal Durando al capo di slato maggiore generale, con riferimento alile operazioni successive al passaggio òel Mincio cosi in­calza: Se nel riorno 23 il terreno tra Peschiera e Verona era sgombro d'Austriaci, era forse questa una ragione sufficiente perché dovesse ugualmente esserlo il 24? . Coll'aiuto della ferrovia, senza fare miracoli, l'esercito, che nella sera del 22 stava tra San Bonifacio e Padova, e lo stesso presidio di Rovigo, volendolo, poteva essere la mattina del 24 schieralo a battaglia sulle alture tra Sominacampagna e Olitosi (op. ett. p. 23).
2) Non v'è una noia parola negli ordini che accenni ad una qualsiasi esplora rione (ALBERTO POLLIO, op. cit., p. 91).
3) Un movimento di panico comunicossi alla colonna dei carri del treno bor­ghese (LUIGI CHI ALA. Cenni storici ni!., p. 135); Dn ingombro inestricabile dì no* mini, di carri e di cavalli (OSCAR PIO, Vita militare di Vittorio Emanuele re d'Italia.