Rassegna storica del Risorgimento

CASTELNUOVO GIACOMO DIARI DI GUERRA; GUERRA DEL 1866
anno <1973>   pagina <407>
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Giacomo di Castelnuovo
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tener pronta una buona riserva.l) 3 si doveva pensare ad un punto di ritirata* inalzando fortificazioni, che il Cen. Menabrea aveva proposto insieme a Valfrè,2* indicando due punti: V'alleggio e Borghetto.3 Lamannera si oppose dicendo che erano inutili le teste di ponte,41 mentre era sicuro che gli austriaci non ci avreb­bero dato battaglia fino che tutti si fossero ritirati nell'Adige. 5> 4* non si doveva fare ingombrare le sbrade dai carri della Provianda Borghese e invece di farli passare il Mincio insieme all'esercito si dovevano tener lontani almeno 5 Kilom. *>
menti lasciarono mólto a desiderare (PIERO PIERI, op. cit., p. 754). La Marmont ne ha doto la colpa alla cavalleria, ed in particolare al De Sonitaz, che avrebbero trasgredito suoi ordina formali, trascurando di pùngersi verso gli avamposti nomaci con l'energia e l'inleìiì gonza dovute.
') Il primo corpo d'armata d era costituito una riserva, collocandola intorno a Cavriana, con contingenti presi da ciascuna delle sue quattro ili visioni, ma la riserva generale d'artiglieria rimase indietro, addirittura sulla destra deH'Oglio (CABLO CORSI, op. cit.. pp. 9, 10, 29, ed ALBERTO POLLIO, op. citn p. 66).
2) Il eonte Luigi Federico Menabrea ( 1809-96). futuro presidente del consiglio e ministro degli esteri, al quale il Castelnuovo avrebbe inviato i suoi promemoria sui rapporti con la Tunisia, era comandante superiore del genio. Leopoldo Valfrè di Bonzo era il comandante superiore dell artiglieria.
3) Il Corsi rimase stupito nel non veder subito il Menabrea a V'aleggio dietro le prime 'troppe e dalla mancanza di fortificazioni in quella località fu indotto a pensare che operazione oltre il Mincio fosse stata concepita sodo come una dimostrazione; quando poi il Menabrea giunse e diede disposizioni per l'inizio dei lavori, presto gli furono sottratte le compagnie di zappatori che dovevano eseguirli, richiamate altrove da contrordini (CARLO CORSI, op. citn pp. 16, 17, 60, 61, ed ALBERTO POLLIO, op. ciL, p. 65).
4) Il La Marmora, nel suo secondo rapporto in data 12 luglio 1866, si è limitato a dire in proposito che il ponte di Goàto, quelli gettati il 23 GÌ Molina di Volta ed a Ferri, un altro da stabilirsi il 24 alla Torre di Godio, dovevano assicurarsi con teste di ponte senza chiarire perché non lo furono ; i due di Monzambano e di Bor­ghetto le erano abbastanza, dopo la fotte occupazione militare delle alture che li fron­teggiano (Complemento alla campagna del 1866, II voi. cit., p. 24).
5) La Marmora era veramente persuaso, dalle informazioni ohe aveva raccolto, dì poter avanzare tranquillamente oltre il Mincio e dell'impostazione difensiva austriaca sulla linea dell'Adige. Gli Austriaci seppero effettivamente simularla con abilità, ma, a parte la necessità di più accurate ricognizioni, se non altro il precedente di Solferino doveva far ricordare lo stratagemma della ritirata tattica per poi sorprendere le forze nemiche in marcia: v. GUGLIELMO RUSTOW, op. cit., pp. 122, 123; TEODORO PATERAS, op. cit., p. 20; Linci CHIALA, Cenni storici uit., pp. 17, 18; PIERO PIERI, op. cit., p. 757.
Sulle deficienze del servizio dfafonuazioni italiano, chiamato {rancamente spio-naggio, v. Pio CALZA, Crii insegnamenti della guerra del 1866, in Rassegna italiana, mag­gio 1925, pp. 3-16.
TI. capo di stato maggiore diede come si è già detto la colpa della mancata esplorazione alla cavalleria, aggiungendo, nella seconda relazione del 10 luglio 1869 (Complemento alla storia della campagna cit II voi., p. 49) un'interessante conferma del suo punto di vista strategico : che cioè quand'anche avesse conosciuto la marcia austriaca verso il Mincio, non avrebbe rinunciato a quella italiana per arrivare ali oc­cupazione delle alture tra Gustosa, Sona e Sommacampagna. L'asserzione rivela una logica e un'audacia apprezzabili perché non è detto che l'iniziativa nemica dovesse in­durre ad un'impostazione difensiva, ma carenti furono ì modi in cui l'avanzata procedette.
6) e Tutti i carriaggi, tranne le colonne di munizione delle batterie e le ambu­lanze, avrebbero dovuto rimanere sulla destra del Mincio, finché non fossimo padroni delle posizioni cui volevamo occupare (CARLO CORSI, op, cit,, p. 27).