Rassegna storica del Risorgimento

CASTELNUOVO GIACOMO DIARI DI GUERRA; GUERRA DEL 1866
anno <1973>   pagina <415>
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Giocamo di Casielnuovo
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Il 31 la sera ai patti da Rovigo per Padova;1) il Re abitò fino al 9 in casa Sartori, quindi andò da Treves qualche sera la passò alla Villa R. a Strà.2* Dopo molti giorni d'ansietà3) nel pubblico (non meno che nel militare) che tutti volevano la continuazione della guerra, il 10 si venne a conoscenza che gli austriaci avevano raccolto tutte le forze del Nord, e fatto scendere in Italia più che 150mìla soldati. Allora, calcolando che, oltre questa nuova armata, aveva(no) già altri 80m. uomini nelle fortezze e nella Venezia,) che le nostre truppe erano sparpagliate e molto disturna fra loro i vari corpi, che ci mancava una base d'operazione e che a tergo avevamo le fortezze e il Po, si cominciò a far senno nelle popolazioni, e meno pochi, la gran maggioranza della popolazione era per la pace: *) ma non si poteva farla né si voleva a condizioni umiliai)li. La Prussia
guenti ci si rese conto che non era possibile tenerle testa da soli e che nessun adulo dipioinimico sarebbe venuto dalla Francia e dalla Prussia. Quest'ultima aveva coneluso il 26 l'armistìzio di Nikolsburg, in cui il possesso del Tirolo era garantito all'Austria. ') Il re entrò, infatti, ón Padova il 1 agosto: v. ALBERTO CAVALLETTO, Ricordi padovani del 1848 e degli anni successivi fino all'anno 1866, Firenze, 1898, p. 8.
2) Il palazzo Sartori, già palazzo Verni ramin-Calergi, tuttora esìstente, era situato in Prato della Valle. Di qui il re passò presso il barone Giuseppe Trevo* de' Bonfili nello stabile di via Ospedale n. 14, donato dn un discendente ned 1936 o 1937 all'ospedale civico. 1 baroni Enzo e Rinaldo Ugo, dimoranti nella citila veneta, serbano vivo il ricordo fami-bare del soggiorno reale. La villa regia di Stra (paese sulle rive del Brenta al limite estre­mo della provincia di Venezia verso quella di Padova) è precisamente la villa Pisani, cosi detta dalla famiglia* cui appartenne il doge Alvise, eletto nel 1735. Fu costruita nel XV! Il secolo, su disegno di Girolamo Frigimelica, con modifiche di Francesco Maria Preti. Divenula proprietà idi Napoleone e poi della casa d'Austria, ospitò diversi re­gnanti ed si tempo di cui qui si tratta appunto Vittorio Emanuele II con la contessa Mirafiori. Si segnala, tra le successive vicende, il primo incontro fra Mussolini ed Hitler, ivi avvenuto il 14 giugno 1934. Sul soggiorno reale nella città veneta, v. il n. 3, marzo 1966, a. XII della rivista Padova e la sua provìncia.
3) MARIO DEGLI ALBERTI ha ricostruito questi giorni tormentosi e le ore angosciose che trascorsero dal 26 luglio al 12 agosto 1866 nell'articolo L'armistizio di Corntons (12 agosto 1866)., in Rassegna storica del Risorgimento, 1916, pp. 323-389.
4) 11 numero dea soldati nemici che si sarebbero dovuti combattere, secondo i calcoli dei generali La Mormora e Petitli,- andava appunto dai 200.000 ai 250.000: v. MARIO DEGLI ALBERTI, art. cit.r in particolare pp. 356, 384.
5) In una lettera a Perititi (pubblicata nel cài. studio di Mario degli Alberti) La Marraora scrisse che quando il pericolo fu vicino, vi fu una vera e profonda reazione nell'opinione pubblica e si mantennero ben pochi quelli che volessero con la guerra rischiare il tutto. Gir. il giudizio di CARLO TIVARONI, in Storia critica del Risorgimento. L'Italia degli Italiani, t. IH, Torino, 1897, p. 49: Far la guerra (lltalia) da sola dopo che tutto l'esercito italiano non era stato capace di dominare una parte dell'esercito austriaco, ed ora che i preliminari di Nìkolsburg permettevano all'Austria di mandare in Italia tulio SI suo esercito di Sadowa, più quello die aveva vinto a Custnza, non era pensiero che {frullasse pel capo dà nitri che dei romantici, di Bacaseli, degli av­ventati . Si dove osservare che tra i 'romantici e gli avventati, olire ài presidente del consigHo Bicasoli, fin verso J'8 agosto vi era il re, mentre 'l'uomo che si è dimostrato pia realista fu il La Marmerà: vero e pure che" vi è un realismo figlio dei umili e della sfidui-ia, ma esso era comunque giusto e benefico in quelle circostanze.
Per lo sparpagliamento delle forze italiane, efr. il diario di Fctiiti : < Il vero van­taggio degli Austriaci stava di poterci minacciare da ogni parte senza che noi potes­simo essere certi dì sapere a tempo da qual parie sarebbe il serio attacco, sicché occor­reva sparpagliarsi per fax fronte da ogni lato, in lui guisa che, là dove il vero attacco sarebbe venuto, non avremmo avuto forze sufficienti per opporvisì (pubblicato nel dt. articolo di MARIO DEGLI ALBERTI).