Rassegna storica del Risorgimento
CASTELNUOVO GIACOMO DIARI DI GUERRA; GUERRA DEL 1866
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1973
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Giacomo di Castel-nuovo
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distanza da Strà, supponendo ivi S.M. e perciò coll'intenzione di prenderlo. Sperando che il General Peli Iti giungesse avanti sera coll'armistizio firmato, ai attese senza precauzioni, ma fattasi notte, ed avanzata, Bonza che giungesse notizia, si mandò ordine a Chi era a Strà, di raccoglier tutto nelle vetture e venir di gran carriera! ') Anco in palazzo si prepararono i cavalli sellati, le vetture ecc. e gli stessi ufficiali mi dissero che, senza far motto ai loro servi o dove erano al* loggiati, si erano preparati le valigie.2) Solo io rimaneva nel mio alloggio in casa Vio, in via Betlemme n. 11,3) che nulla sapendo di ciò che si passava, sarei rimasto pascolo all'ira nemica e, se mi andava bene, sarei stato fatto prigioniero!
Finalmente alle 3 fu di ritorno il commissario coH'arinistizio compromesso e non firmato perché il Principe Alberto, volendo usare un atto cavalleresco, domandò che fosse firmato dal Re d'Italia. Era il primo atto questo di riconoscimento. 4)
Firmato che fu da S.M., la mattina del 12 venne ratificato: e tutti, massima i veneti, se ne rallegrarono immensamente.5)
Arrivando a questa pagina, dovrei parlare della pace conclusa colTAustria, pace che mentre ci rallegra da una parte, dall'altra ci avvilisce e c'insegna ad essere meno superbi di quei meriti che crediamo avere e non si hanno. D'ora innanzi gl'italiani dovrebbero desiarsi dal dolce sonno fatto sugli allori dei padri e dovrebbero cominciare a vedere che noi fummo ma che per ora non siamo più nulla e che potremmo essere se colla buona volontà si secondasse hi natura.6)
di puntate compiute de drappelli austrìaci, usciti da Peschiera, di cui qui è un po' esagerata la gravità, d'altronde comprensibilmente, data la rischiosa situazione di quei momenti decisivi.
) Il Chi con ila maiuscola e sottolineato si riferisce evidentemente al re. Può stupire che gli si sia mandato un ordine, ma ciò si spiega col fatto che solo per obbedienza militare e per una forma di umiltà verso gli stessi sottoposti, che avevano il dovere di salvarlo, il sovrano si sarebbe disposto a fuggire da una posizione occupata.
2) Su questi preparativi per l'evacuazione del seguito reale da Padova, cfr. DENIS MACK SMITH, op. ci., p. 271.
3) La zona in cui sorgeva questa via fu completamente rimaneggiata all'inizio del nostro secolo e sulla sua area sorge ora la via Donatello. Mi ba cortesemente fornito l'informazione il signor Mario Vio, la cui famiglia è l'unica con tale cognome attualmente residente in Padova, dove si è trasferita dalla provincia di Venezia ai primi del Novecento: non è stato dunque un suo antenato ad ospitare il Caslclnuovo.
*) Il commissario che recò il testo dell'accordo armistiziale era Quintino Sella (v. MARIO DEGLI ALBERTI, art, cit.).
La guerra del 1866 portò appunto al formale riconoscimento del regno d'Italia da parte austriaca, sancito nella successiva pace di Vienna del 3 ottobre.
Il testo della convenzione d'armistizio e del successivo trattato di pace è pubblicato in La campagna del 1866 in Italia cit., IL, pp. 377-393.
5) V., per esempio, le precedenti preoccupazioni degli abitanti di Udine e quindi il sentito ringraziamento di quel podestà al generale Petitti, nel diario di questi pubbl. nel oit. articolo di MARIO DEGLI ALBERTI.
6) Questo monito conclusivo s'inquadra bone nella generale presa di coscienza delle classi dirigenti italiane all'indomani della guerra, al di là delle polemiche sulle singole responsabilità individuali: v. GIORGIO CANDELORO, Storia dell'Italia moderna, voL V, Milano, 1968, pp. 294-296.
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