Rassegna storica del Risorgimento
BANCA ROMANA STORIA 1889-1895; BANCHE
anno
<
1973
>
pagina
<
419
>
AD OTTANTANNI DALLA BANCA ROMANA: UN PROBLEMA RISOLTO "J? j
Alla ricerca tanto ricca quanto tendenziosa del Quilici (su entrambi gli aspetti si sofferma equamente il Vitale contro troppo sommarie stroncature imbevute di drastico antifascismo storiografico fine a se stesso) ed a quella più recente e penetrante, ma altrettanto circoscritta, del Novacco, all'interpretazione critica complessiva, infine, del Manacorda (che del lavoro in oggetto costituisce il chiaroscuro indispensabile), si aggiunge oggi un'indagine vastissima patrocinata in sede ufficiale dalla Camera dei Deputati, il cui pregio principale risiede non solo e non tanto nell'imponente piattaforma documentaria (in larga parte edita, e comunque conosciuta di massima), ma soprattutto, a mio avviso, nell'articolata prospettiva problematica della crisi di fine secolo, di cui l'iniziativa riformistica del Gioii ni rappresenta un nodo centrale e la Banca Romana un risvolto strutturale, tutt'altro che meramente scandalistico.
Non mi sembra che a questo proposito sia stata sufficientemente indagata, nell'ambito degli accuratissimi studi di storia economica che contraddistinguono questo periodo, la politica effettiva del maggior centro di coordinamento e propulsione economici del paese, e cioè il ministero dell'Agricoltura, la cui larghissima giurisdizione presupponeva ed esasperava un'interrelazione strettissima tra settori che il protezionismo e la crisi edilizia avevano ricondotto sotto il controllo egemonico delle grandi banche, per più o meno felici interventi di sostegno e salvataggio.
Per di più l'Agricoltura, dal 1885 al 1893, cioè proprio negli anni cruciali che ci concernono, è retta ininterrottamente da meridionali (i progressisti calabresi Miceli e Grimaldi, il loro conterraneo moderato Chimirri. l'antico nico-termo e neogiolittiano lucano Lacava) i quali mantengono un'impostazione di copertura regionalistica in campo bancario significativamente compatta, onde la necessità di un'analisi che vada più a fondo nel loro comune retroterra clientelare e d'interessi, da un lato (non a caso il solo finanziere meridionale a tenersi estraneo a questa tematica, il Branca, è anche il solo ad essere personalmente un grandissimo ed indipendente proprietario terriero alla Fortunato) e, dall'altro, esamini i rapporti con l'altra e più vistosa faccia del problema, l'industria di guerra, e, quindi, siderurgica e navale, dalla Terni ad Orlando e ad Ansaldo, che in questi anni ha anch'essa un costantissimo punto di riferimento politico, il Brin, ministro della Marina per un decennio scarso, interrottamente fino alla caduta di Crispi nel gennaio 1891* e di nuovo eccentricamente agli Esteri col primo Gioliti!.
Precisamente Crispi, combattute e vinte le elezioni generali dell'ottobre 1890 sa una piattaforma antiradicale ed ari ti-irrcden Usta che meriterebbe uno
ì)' Eucio VITAI-E. La riforma degli istituii d'emisùone e gli a scandali bancari in Italia 1892-1896. Berna, Carmini dei Deputati.! Segretariato Generato. Archivio Storico, 1972, in 8, 3 voli., pp. XJV-456, VIII-352, vlIM.98. Si.p.