Rassegna storica del Risorgimento

BANCA ROMANA STORIA 1889-1895; BANCHE
anno <1973>   pagina <420>
immagine non disponibile

420 Raffaele Colapietra
stadio adegualo, si era volto alla soluzione di una banca unica monopolistica, nel cui sfondo deve vedersi il grosso intclocuiore politico-economico milanese venuto a maturazione in quegli ultimissimi anni in cornane prospettiva anti­democratica e qua e là conciliatriceggiante (l'ombra del Bonghi e della Perseve­ranza è sempre ben viva a Milano!), le giovani industrie tessili del Gavazzi, meccaniche del Prinetti, elettriche del Colombo (e con ciò abbiamo nominato il terzo ed ultimo gruppo di pressione il coi studio è indispensabile per inten­dere qualcosa sul decennio dèi decollo al di là dei diagrammi statistici spersonalizzati e solo falsamente ed esteriormente spoliticizzati).
Il tentativo di Crispi, che segna un'interessante apertura nazionale da posi-Bigioni di forza dopo i regionalismi che più d'una volta avevano inceppato l'opera dello statista siciliano, naufraga il 31 gennaio, e non certo soltanto per il conflitto tra il fiscalismo di Grimaldi e la lesina di Colombo, ma per un compromesso intermedio ed immobilistico fondato proprio sullo status quo nella patologia circolatoria degli istituti d'emissione, primissimi la Romana ed i banchi meridionali, garanti politici (in un connubio solo apparentemente scon­certante) il siciliano Rudini ed il calabrese Nicotera, realizzatore tecnico il cala­brese Chimirri, sotto il bandierone sempre prestigioso ed acrobatico del Luz-zatii ministro del Tesoro.
Lo status quo si mantiene fino all'indomani delle elezioni generali del novembre 1892, guardandosi bene Giolitti dall'infirmare la poderosa solidarietà regionalistica che Grimaldi (quest'ultimo contattato attraverso Chauvet, come è noto, e significativo) e Lacava mantengono al controllo dei dicasteri inte­ressati.
Non a caso è proprio il gruppo milanese dei Gavazzi, con cui Crispi aveva cercato d'avviare un discorso nazionale , che prende l'iniziativa dell'offensiva parlamentare del 20 dicembre 1892, con un'incidenza politica ben più rilevante che non il tecnicismo più o meno moralizzatore dei Colajanni e dei Pan tal coni, sì da suscitare l'irosa replica sintomaticamente compatta dei Giolitti (l'in­sulto >, la minaccia di dimissioni immediate in caso d'inchiesta parlamentare, l'oratore nato ieri a questa Camera a strazio del neo eletto Gavazzi) e dei Miceli (la gestione patriarcale dei banchi contrapposta con un'impennata alla Tanlongo alle voci raccolte nelle piazze e nei trivi) sulla piattaforma patriottarda crispiueggiante, che Giolitti sapeva ben evocare a tempo e luogo (fi -d'altronde Crispi, liquidato Nicotera, era, e si sarebbe visto, l'autentico capo della maggioranza, ben più che non lo Zanardelli presidente della Camera ) della corrente di diffamazione cominciata in altro paese (sic!) e che si vor­rebbe trasportare qui .
In tal modo ì miopi dagli occhiali gialli... che mostrano di prediligere più le repubbliche straniere che hi patria italiana secondo la delicata espres­sione che Luigi Roux coniava per Colajanni1) venivano mandati a far com­pagnia ai moderati milanesi alla Prinetti* di coi significativamente Giolitti avrebbe rifiatato In modo espresso il voto, il 26 gennaio, in piena Camera.
Ma in mezzo c'erano stati l'eccidio proletario di Caltavnturo (e dunque la fame di terra demaniale ben più aggressiva che non l'abborracciato socialismo del giovane partito dei lavoratori), l'inchiesta Bìagini pubblicata sul Corriere di Napoli (e dunque il distacco di Salamini e Scarfoglio dalla maggioranza
Gazzetta Piemontese, 21*22 dicembre 1892.