Rassegna storica del Risorgimento
BANCA ROMANA STORIA 1889-1895; BANCHE
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1973
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422
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422 Raffaele Colapietra
VA. sì rende conto del Testo esattamente della ricchezza di questo retroterra politico allorché opportunamente sfuma l'interpretazione progressista dei Manacorda sul primo Giolitti sottolineando la disponibilità ministeriale da parte del liberismo tradizionale (De Johannis) una volta conseguito il risultato capitalissimo delTunificazione bancaria che al privatismo privilegiato lombardo stava particolarmente a cuore (né si dovrebbe sottovalutare rincontro-scontro tra Banca d'Italia e Banca Commerciale in questo loro esordio contemporaneo).
Resta l'opposizione radicale dei liberisti puri , dei Pareto e dei Pan-taleoni, a nome precisamente della lotta intransigente alla politica privilegiata (nel caso nostro Banca Nazionale ed industria leggera lombarda, la pupilla di Zanardelli fin dai tempi burrascosi delle convenzioni di Basilea), quella medesima lotta che rendeva contrario Sonnino, anche qui un incontro-scontro tra cornice statalista di un fiscalismo incentivatore e riforma bancaria gerarcbiz-zata >, di cui andrebbero precisate proporzioni e componenti, dall'una parte salvataggio dei banchi meridionali, ma fine del privilegio di emissione attraverso una banca unica (il credito fondiario rimane il porro unum del meridionalismo conservatore di Sonnino), dall'altra mantenimento del privilegio ma in regime di rigida subordinazione foriero di ricatti e collusioni a non finire.
Il progetto governativo (diciamo meglio Giolitti, a causa dell'allineamento di Lacava e dell'eliminazione di Grimaldi) viene esaminato nella primavera 1893 da una commissione presieduta dal Boselli ed i cui verbali, editi nel secondo volume, costituiscono uno dei punti fermi più rimarchevoli della pubblicazione. Non è un caso che meridionali zanardelliani come Cocco Ortu e Gallo siano protagonisti su questo tema in commissione ed in aula, quasi a mediare vistosamente tra Lombardia e Mezzogiorno, un contenimento nella facoltà di circolazione che non pareggia certo per importanza l'affidamento alla Banca d'Italia della liquidazione della Banca Romana, uno dei punti chiave del progetto giolittiano, così come non è un caso che questa soluzione subordini sostanzialmente, e svuoti politicamente, la lunga opposizione regionalistica di Sa-landra, in difficile equilibrio tra fronda ministeriale e statalismo sonniniano. La vittoria giolittiana in aula, comunque, nel giugno 1893, non si realizza senza compromessi e transazioni, il credito fondiario, ad esempio, che un altro zanardelliano, questa volta pugliese, il Balenzano, strappa al riluttante e reticente ministro Lacava, lo smascheramento che Fortunato opera del regime pri vilegiato attraverso un'apologia della banca unica di emissione di gusto tipicamente sonniniano, la sottolineatura statalistica che di tale unicità viene operata dal Co'lajanni contro ogni pericolo di monopolio più o meno privatisiico come nelle ambizioni della Nazionale e nei disegni dello stesso Giolitti.
In realtà, nell'interessante dibattito del giugno 1893, la materia del contendere rispecchia per la prima volta, forse, la sfumatura imperialistica verso la quale si va avviando il capitalismo internazionale, faticosamente seguito da quello italiano, non più Stato e privati secondo la visione classica (che è ancora quella della Destra antitrasformista, Luzzatti e Prinetli, sintomaticamente divergenti su questo punto, il germaneeimo del primo contrapponendosi all'america-frisino del secondo) ma Stato e monopolio secondo la più moderna nuance giolittiana* recepita come tale, e perciò combattuta, non soltanto da Sonnino, ma da un radicale di sinistra che meriterebbe qualche studio particolare, il Diligenti, sostenuta viceversa al Senato, su tuta linea di contaminazione tipicamente lnzzattiana, dal Lampertico.