Rassegna storica del Risorgimento
BANCA ROMANA STORIA 1889-1895; BANCHE
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1973
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423
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A. ottantanni dalla Banca Romana
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Sfortunatamente, questo che si conviene nel giudicare il più energico e prestigioso momento del primo ministero Ciolitli viene rapidamente inghiottito dalla risonanze dell'inchiesta dei Sette, che FA. ricostruisce con grande accuratezza, specie per quanto concerne la denunzia Montalto sulla sottrazione dei documenti, che sarà al centro delle successive vicende personali dell'uomo di Dronero.
L*A. specifica molto concretamente le responsabilità di Ciolitli a questo proposito, così come fa per il cosiddetto libro verde di Pietro Tanlongo, di cui mette bene in luce l'originaria ispirazione anticrispina e fìloiuìnisteriale (andrebbero magari indagati i retroscena propriamente romani che coinvolgono da un lato Antonelli e dall'altro il suo vecchio rivale Barzilai, e la nuovissima fede gioliitiana di lui e dei radicali legalitari, fino a Man-ora ed a Mussi vicepresidente della Camera, mentre la destinazione elettorale delle somme della Banca Romana andrebbe seguita nel Lazio, non solo Anagni, di cui si è già parlato, ma Prosinone per il colonnello Ellena ed Albano contro il Crispino Aguglia, e soprattutto Sora, dove Imbriani subisce due tempestosissime sconfìtte, col consueto contorno di terroristici scioglimenti di consigli comunali, come ad Arpino, per essere poi rieletto a Corato).
Non altrettanto approfondita, dopo l'esauriente indagine del Novacco, è l'opera dei Sette, dove pur dovrebbe tenersi distinta la sfumatura filoministeriale della sinistra legalitaria e crispineggiante (Pellegrini e lo stesso presidente Mordini, a non parlare del Sineo giolittiano ortodosso) rispetto all'intransigenza fine a se stessa di Bovio ed a quella più complessa della Destra rudiniana (Paternostro, Fani e Suardi).
La sordina su Crispi e su Battezzi, nonché sul grosso affare calabrese al Achille Fazzari (da Nicotera a Chhnirri tutta la classe dirigente locale fa blocco intorno al vecchio garibaldino e grandissimo proprietario) offre la sensazione che, più che gli uomini, s'intendesse salvare il sistema, sia pure a patto di gettare a mare, più o meno provvisoriamente, il sempre recuperabile Ciolitli, indifeso dall'alone risorgimentale, ma appunto perciò più duttilmente strumentalizzabile dai circoli affaristici di Corte e della Banca Nazionale.
Non a caso l'appello costituzionalista di tipo guglielmino che percorre tutto il 1893, da Bonghi a Villari, fa centro, come ben ricorda l'A., sul recupero integrale delle sue funzioni da parte del principe,1) sconfessandosi così non solo la e nuova sinistra > giolittiana ma anche il provvidenzialismo Crispino, attraverso un gioco di contrappesi nel quale la presenza di Sonnino e Saracco (il salotto di Amalia Depretis, che grandeggia tanto spesso nelle pagine del diario Farini. ed il cui ruolo di gruppo di pressione non soltanto cortigiano e non esclusivamente piemontese andrebbe indagato a fondo) è estremamente significativa.
Il giudìzio di ministero rivoluzionariamente socialista, che minaccia le basi più profonde e più salde del presente ordinamento sociale avanzato da Budini con Luzzatti (e Zanardelli è con lui) dinanzi al piano finanziario Sonnino, ancor dopo che questo è ridotto all'aumento della ricchezza mobile, esclusi quelli sulla fondiaria e sulla tassa di successione, rimandata a miglior tempo
') L'ufficio del prìncipe in uno Stato libero è H titolo del notissimo articolo del Bonghi sulla Nuova Antologia che dette spunto od un procedimento disciplinare contro di lui ed. all'esclusione dai balli a Corte del carnevalo 1893.