Rassegna storica del Risorgimento

BANCA ROMANA STORIA 1889-1895; BANCHE
anno <1973>   pagina <424>
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424 Raffaela Cola pietra
l'imposta generale sull'entrata (e col grano e col sale a schiacciare le classi po­polari), questo giudizio, dicevamo, è indice di mia tutta nuova tematica post-risorgimentale, di cui Giolitti e Sonnino sono gli indiscussi ed insostituibili pro­tagonisti, con interessanti tentativi d'inserimento, semmai, proprio soltanto da parte del vecchio Crispi, il cui progetto sul latifondo, di recente studiato dal Manacorda, si salda al progetto per la banca unica in una prospettiva tanto velleitaria quanto indubbiamente più agile e moderna nella concezione.
Un'impostazione di requisitoria antigiolittiana, a differenza che nel comi­tato dei Sette, è invece senz'altro nel processo della Banca Romana che comincia nel maggio 1894, non tanto per il crispismo dei principali protagonisti (Villa si comporterà con molta indipendenza come presidente della Camera, Morello è un conservatore, Girardi un cattolico, Altobelli e Mazza rientrano nella nuance radical-legalitaria fautrice dell'esperimento Giolitti, Plebano è assai più sonni-niano che non Crispino) quanto per il fondamentale sfruttamento del tema della sottrazione di documenti, che mira a distruggere Giolitti con mezzi terroristici cari al torbido Crispi di un trentennio innanzi, lo scandalo Lobbia e la demoli-zione di Civinini, tutto un retroscena di intimidazione e di ricatti, i cui conno-lati politici sono molto approssimativi.
L'A. è costretto comunque ad inoltrarsi in questa selva schiettamente poli­ziesca, che potrebbe ben suggerire una ricostruzione cinematografica fin de siede decadente e truculenta ad un tempo (il vecchio Tanlongo è impagabile come personaggio!) e vi si districa con sicurezza e severità, fino ad approdare a quella relazione Costa sul comportamento della magistratura che, pur disposta da un guardasigilli notoriamente succube del Crispi e privo d'una qualsiasi autonomia politica come il Calenda, perviene a risultati politici molto rilevanti, ancora una volta fondati sull'indubbia e pesante ingerenza esercitata da Giolitti sullo svol­gimento del procedimento giudiziario, e giustificata in parte dal costume, inau­gurato da lui, ed ora ribaltatogli contro da Crispi (e che andrebbe studiato) di scegliere il guardasigilli nell'ambito dell'ordine giudiziario, dopo la risentita ed indipendente politicità fatta valere nel dicastero tanto a lungo dallo Zanardelli.
A questo punto l'aspetto poliziesco della ricerca ripiglia la mano su quello politico attraverso i due processi intentati a Giolitti ed ai suoi funzionari, il se­condo in conseguenza della presentazione del famoso plico, che si ha modo di leggere integralmente nel secondo volume.
Altri personaggi melodrammatici e cinematografici come Montalto e Me striner si aggiungono qui all'impareggiabile Tanlongo per pervenire ad una con­clusione di sostanziale severità ( Giolitti prese effettivamente visione ad opera della polizia di documenti sequestrati nel processo della Banca Romana riguar­danti uomini politici ma senza peraltro sottrarli materialmente al processo ) prima degli avvenimenti del dicembre 1894 (pubblicazione della relazione Co­sta, secondo l'A. sfuggita al controllo di Crispi, presentazione del plico Giolitti, richiesta d'autorizzazione a procedere contro di lui) che spezzano il reciproco ricatto in atto tra Crispi (estensione del processo) e Giolitti (pubblicazione dei documenti) per saldarsi alla questione morale di Cavallotti nella prospettiva politica delle elezioni generali.
Tale prospettiva è stala peraltro fin dall'ottobre profondamente alterata dallo scioglimento del partito socialista e dalla costituzione della lega per la