Rassegna storica del Risorgimento
BANCA ROMANA STORIA 1889-1895; BANCHE
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1973
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426
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426 Raffaele Colapietra
Le vicende del comitato consulente dei Nove e di quello inquirente dei Cinque (di entrambi fa parte, com'è noto, Cavallotti, e l'episodio segna l'inizio della questione morale) fino alla proroga della sessione sono largamente cono* sciute e vengono qui diligentemente riassunte dall'A.
Originale ed ancora una volta severissimo è viceversa l'esame del contenuto e valore del plico, esame da cui risulta indiscutibile la prevenzione intimidatoria e ricattatoria di Giolitti nel far sottrarre i documenti, sia pure in una generale esigenza di soffocamento dello scandalo a cui egli, nominato da una Corona finanziariamente molto compromessa, doveva essere particolarmente sensibile (ma appunto perciò la costituzione di uno specifico dossier Crispi e l'esclusione, ad esempio, di uno consimile per Nicotera, rivelano un disegno politico determinato ad personam e non certo una ricerca scrupolosa e disinteressata della verità, che, da Lacava a Grimaldi, avrebbe travolto mezzo ministero);
Anche a proposito del plico, del resto, l'A. riesce a documentare l'origine scorretta dell'appropriazione delle lettere di Lina Crispi (andate, a quanto pare, irrimediabilmente disperse) da parte di Giolitti, e questo colorisce la sua azione d'una luce ancor meno gradevole, essendo noto il clima torbido di via Gregoriana, col Lauta e col Pinelli, in termini comunque concernenti il costume assai più che non la politica.
Ed eccoci finalmente al secondo processo Giolitti il boia labbrone le cui calcagna conoscono la via di Berlino come avrebbe declamato a suo tempo d'Annunzio, senza che di questo viaggio e soggiorno berlinese si conosca effettivamente nulla (era pur sempre un ex presidente del Consiglio in paese alleato e così intrinsecamente interessato alle vicende italiane!).
Il processo suscita il gran problema giuridico dell'immunità parlamentare a sessione chiusa, che FU febbraio 1895 la Cassazione risolve in senso restrittivo (nel caso specifico -riguardante il socialista Prampolini!) dando così via libera al mandato di comparizione contro Giolitti, proprio mentre, vale la pena di rilevarlo, la coalizione ministeriale conquista il comune di Milano, nell'ambiente magistralmente ricostruito di recente da Fausto Fonzi.
La Cassazione peraltro era tutt'altro che favorevole agli arbitri del Calenda ed alle sfide del Crispi, prova ne sia che proprio il procuratore generale Amili, che aveva condannato Prampolini (un senatore chietino, FAuriti, che era stato a lungo deputato moderato) aveva anche inaugurato l'anno giudiziario deplorando espressamente l'ispirazione inquisitoria della relazione Costa.1)
Varrebbe a questo punto veramente la pena di studiare a fondo l'orientamento dottrinario e politico del Senato nei due anelli sensibilissimi rappresentati dai finanzieri e dai magistrati dorante questi anni tempestosi, in quanto è innegabile che dall'assemblea conservatrice di palazzo Madama (compreso Furi ni. che lo ghldicava pazzo furioso) sia venuto al Crispi extracostituzionale di questo periodo un colpo di freno assai più. energico e coerente che non da Montecitorio, colpo di freno culminato all'indomani di Adua con l'autentica e ben nota insurrezione del Senato, che ne sanzionò irrimediabilmente la fine*
Se infatti la magistratura inferiore si piegò zelantemente ed estremistica mente alle direttive di Calenda, i senatori della Cassazione* primissimo quél Canonico vecchio amico di Giolitti e futuro presidente dell'Alta Corte contro
i) Vedasi il resoconto stiliti Tribuna dui 3 gennaio 1895.