Rassegna storica del Risorgimento

VITTORIO EMANUELE II RE D'ITALIA
anno <1973>   pagina <508>
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Renalo Giusti
centrale una polìtica contraria a quella dei Francesi, ina è chiaro che egli conosceva in. anticipo almeno qualcuno dei progetti di Cavour, e con tutta probabilità doveva essergli sfuggito qualche accenno con Napoleone (...). L'opinione pubblica francese, che non aveva mai avuto mollo entusiasmo per la guerra, prese un atteggiamento apertamente ostile verso l'Italia non appena sembrò che -per vie sotterranee Cavour cercasse di ridurre l'influenza francese in Italia . ')
Momento chiare del contrasto tra Vittorio Emanuele e Cavour è sen­z'altro armistizio di Vi li afranca, sul quale Mack Smith non aggiunge im­portanti contributi a quel che si conosceva, anche se con la sua ricostruzione riesce a mettere in luce alcuni 'momenti e aspetti particolari. La vittoria di Solferino (sulle ultime battaglie sono da vedere i documenti austriaci e l'ana­lisi poKti co-militare del Cessi),2) non diede respiro e stimolo alla continua­zione delle operazioni, ma anzi insieme con altri motivi di carattere polì­tico, militare, diplomatico spinse Napoleone il 6 luglio in accordo con Vittorio Emanuele ad avanzare a Francesco Giuseppe una proposta di armistizio che venne firmato T8 luglio; se fino a tale giorno il Cavour venne intenzionalmente tenuto all'oscuro di tutto (e come lui il ministro Lamar-mora. presente al quartier generale), anche quando 'giunse ài 10 mattina al quartier generale, il Cavour non ebbe a partecipare ai negoziati tra Vittorio Emanuele e Napoleone per mettere a punto i preliminari di pace che ven­nero firmati 1*11; e soltanto la sera dell'I 1, a mezzanotte in un tempestoso colloquio a Monzambano col re, venne informato dei risultali della diplo­mazia personale del sovrano che, tenendo deliberatamente i ministri all'oscuro di tutto, invece di guadagnarsi di merito di un successo diplomatico, oc si era addossalo l'intera responsabilità di quello che si presentava come un falli­mento .3) Le lamentele per non essere stato interpellato e le giustificazioni di Vittorio Emanuele II, che, accortosi, in ritardo di essere stato giocato da Napoleone, inventò la leggenda dell'inganno di Napoleone, erano piuttosto delle scuse pel fallimento dei negoziali da lui condotti e per non essersi con­sultato coi suoi ministra e costituivano una versione non (rispondente al vero, specie se si tien conto del fatto che l'imperatore fin dal 23 giugno aveva chiesto il suo parere circa una eventuale pace, e del fatto che dal 6 luglio fino al giorno 11 Vittorio Emanuele aveva quotidianamente discusso di ogni cosa con Napoleone, dando inoltre il no consenso nello sviluppo delle trattative.
i) D. MACK SMITH, Vittorio Emanuele II cit., p. 80; per i problemi diplomatici cfr. F. VALSECCIU, Italia ed Europa nel 1859, Firenze, 1968.
z) R. CESSI, Le rotazioni dei comando austriaco da Magenta a Solferino, in La Cam-pugna del 1859. Atti del V convegno di storia militare, Mantova, 1964, pp. 47-59 e
233*277.
3) D. MACK SMITH, Vittorio Emanuele li cit.. p. 96.