Rassegna storica del Risorgimento

VITTORIO EMANUELE II RE D'ITALIA
anno <1973>   pagina <518>
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Renato Giusti
donarmi in. questi momenti? * Io risposi: * Maestà, sono sempre pronto ai suoi ordini* ma prima di addossarmi quel carico prego Vostra Maestà di bea ponderare se io sia d'uomo adatto alla circostanza e se non sarebbe prefe­ribile un'altra scelta nell'interesse del paese ". Vi fu una breve discussione; il Rattazzi mi animava ad accettare, ài generale Durando lasciava tìmida­mente trapelare che egli non avrebbe decimato la missione di comporre un nuovo Ministero. Ma il Re, prendendo tosto il suo partito, disse: " Il tempo urge, epperciò la incarico, lei, Menabrea, di mettersi senza indugio all'opera per comporre un Ministero che, ini da domani, dovrebbe essere almeno in parte costituito n. A tale ordine dovetti chinare il capo e compiere il difficile mandato, non senza rendermi conto dei pericoli ai quali io andava all'in­contro .IJ
La nomina del governo Menabrea, le memorie del quale ci illuminano su particolari meno noti, era un allontanamento dal governo parlamentare in direzione di un " governo costituzionale " nei termini in cui lo si inten­deva prima ohe Cavour potenziasse la funzione della Camera ;2) e al Me­nabrea rimase al potere per due anni, proprio per le divisioni interne del parlamento e il sostegno del sovrano, nonostante fosse varie volte battuto alla Camera, e nonostante le difficoltà di ordine finanziario e le incertezze nella condotta politica.
Non dal soffocamento del moto garibaldino, da una occupazione dello Stato pontificio concordata tra Francia e Italia, sarebbe scaturita la solu­zione della questione romana, quanto piuttosto dalla caduta dell'impero na­poleonico, nella difficile vita del quale specie negli ultimi anni gioca­rono senz'altro un ruolo importante la sconfitta austriaca a Sadowa, lo scon­tro di Mentana e le conseguenze in sede internazionale, il fallimento di una triplice franceaustro-italiana, tentata, per l'Italia, dal sovrano, al di fuori di ogni impegno di parlamento e di governo. Le trattative, protrattesi per va­rie fasi sino all'estate del '69, fallirono per quel che concerne la soluzione del problema romano: l'alleanza con la Francia e l'Austria avrebbe accre­sciuto il prestigio del Regno d'Italia sul piano internazionale e nei confronti della Corte da Roma, rendendo forse più facile il modus vivendi. Ma il Me­nabrea comprese, ed in ciò è forse il suo maggior merito, che il Regno do­veva riacquistare prestigio ed autorità non solo sul piano internazionale, ma anche e soprattutto su quello interno al fine di riguadagnare quell'unani­mità di consensi dalla quale aveva tratto forza ed autorità la monarchia. Per ottenere ciò era necessario che l'alleanza con la Francia e l'Austria fosse con­dizionata al soddisfacimento di quella che appariva la richiesta minima del-
i) L. F. MSKABUEA, Memorie, a curo di L. BRIGVCMO C di L. BUT.FBTETTI, Firenze, 1971, pp. 173-174.
z) D. MACH SMITH, Vittorio Emanuele 11 eh., p. 310.