Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1914>   pagina <520>
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Giovami Cadolmi
Mazzini pretendeva che il Piemonte, coi suoi 75 mila uomini, affrontasse da solo l'esercito austriaco, il quale, mentre già ne aveva uniti 250 mila, ne avrebbe potuto richiamare, dal vasto impero, forse altrettanti.
Egli raccolse 142 firme quasi tutte di emigrati residenti in Lon­dra, fra i quali Saffi, Campanella, Montecebi, Quadrio, Crispi, Ma­rio, Pilo, Pianciani, ma in Italia non trovò seguaci. L'opera del conte di Cavour, specialmente dopo il convegno di Piombifere*, con Napoleone, fu luce che irradiò sul popolo, da un estremo all'altro della Nazione, la fede negli eventi j così la protesta cadde nel di­menticatoio. Garibaldi, indossata la divisa del generale sardo, ac­corse ad assumere il comando delle schiere, che si fecero onore a "Varese e a San Fermo.
Giova aggiungere per incidente che allorquando la protesta fu riprodotta nelle opere di Mazzini (Voi. X) fu soppresso un lungo considerando che non faceva onore a Mazzini.
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Anche nella campagna del 1860, il grande apostolo, si fece promotore della discordia, non solo nel pensiero, ma anche nelle operazioni strategiche. È canone fondamentale dell'arte, che si debbano sempre guidare le proprie forze in modo, che* il giorno della pugna si trovino unite. Canone vivacemente sostenuto da Carlo De Oristoforis, nell'aureo suo libro.
Garibaldi si attenne con rigore a quel canone e lo mostrò allor­ché, resosi padrone di. Palermo, tardò .cinquanta giorni prima di assalire il nemico a Milazzo, péÉ riattendere le ftuove spedizioni. Ma G. Mazzini, ignaro di tali principii, ne contrastò l'applicazione. Dopò la partenza dei Mille, egli per mezzo del Comitato di Ge­nova, intendeva operare una Riversione. Anziché inviare, come era necessario, nuove fòrze a raggiungere Garibaldi per. formare la va­langa demolitrice del pericolante esercito borbonico, intendeva che le nuove spedizioni fossero dirette nelle province pontifico, per poi penetrare nell'Abruzzo, senza avvedersi che la divisione delle forze preparava per noi la disfatta, e senza preoccuparsi delle complica­zioni diplomatiche con la Francia che ne sarebbero derivate.
Egli poi ignorava che i volontari vincevano quando erano gui*