Rassegna storica del Risorgimento

<> 1813-1815; ITALIA NAPOLEONICA
anno <1974>   pagina <188>
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Carlo Verducci
Per quanto le premesse appaiano magniloquenti, la lettura del programma fornisce elementi da non sottovalutare. Come si è già visto, i signori Associati avranno [...] il diritto di far inserire nel foglio lavori a carattere storico-lette­rario, purché ottengano la Prefettizia approvazione . Ed ancora. Gli atti pub­blici amministrativi e giudiziari verranno portati a conoscenza di tutti o diste­samente o per estratto, secondo che richiederà la loro natura, o le Superiori prescrizioni . Il giornale, che non è tanto un atto spontaneo di alcuni letterati desiderosi del Pubblico Bene , bensì corrisponde ad una precisa iniziativa della massima autorità dipartimentale, dietro sollecitazione del governo centrale, non potrà godere di vita autonoma. Sarà sempre sotto lo stretto controllo del Pre­fetto, i cui vasti poteri, in conformità del sistema amministrativo napoleonico, garantivano una assoluta dipendenza di tutti gli aspetti della vita politico-sociale dall'autorità centrale. La natura dispotica del sistema napoleonico si manifestò, in modo particolare, nella politica culturale. Se, per un verso, ven­nero favoriti la ricerca scientifica ed il progresso tecnico, furono però control­lati con diffidenza gli studi storici, filosofici e letterari , al punto da arrivare a sopprimere come pericolose per le istituzioni anche molte cattedre di elo­quenza nelle Università.J) È noto come non si sia salvata da questo destino nemmeno la cattedra dell'Università di Pavia che, con decreto del 18 marzo 1808 e dietro interessamento di un personaggio autorevolissimo come il Monti, era stata assegnata al Foscolo.2)
Era naturale che, in siffatto clima di rigido controllo, la stampa periodica finisse per diventare un insieme di bollettini ufficiali, ai quali era riservato l'in­carico di diffondere ed inculcare negli animi l'immagine onnipresente e bene­fattrice di sua maestà l'Imperatore, di esaltarne le qualità organizzative e le virtù militari. Ne risultava una serie di informazioni spesso distorte o comunque troppo parziali, essendo la maggiore preoccupazione dei divulgatori quella che venissero accuratamente filtrate o ritardate le notizie sfavorevoli .3) Di con­seguenza, piuttosto che momento di coscientizzazione politico-culturale, il gior­nale, o il periodico in genere, finiva per essere uno strumento di cui si serviva il potere costituito per diffondere idee e prospettive politiche. A questa legge lo vedremo particolareggiatamente in seguito non si sottrasse il Giornale del Tronto, qualunque fossero i propositi che animavano i compilatori . Ad ogni modo, è già di per sé un fatto indubbiamente positivo che il giornale fosse istituito, ed acquista particolare importanza in quanto si tratta della prima espe­rienza del genere che ebbe luogo a Fermo. 4) Per quanto controllato e ligio ned confronti delle autorità, il periodico poteva pur sempre finire per suscitare di­battiti, risvegliare curiosità, porsi quale momento di riflessione e di presa di coscienza da parte di un certo settore, ancorché ristretto, dell'opinione pubblica. Ed è per questo probabilmente che il Giornale del Tronto, se continuò ad es­sere stampato per tutto il periodo dell'esperienza murattiana, cessò di esistere
1) Su questo argomento, si fa riferimento a quanto esposto in modo esauriente da V. E. GIUNTELLA, in L'Italia dalle repubbliche giacobine alla crisi del dispotismo napoleo­nico (1796-1814), in Storia d'Italia, a cura di N. VALERI, Torino, 1965, voi. Ili, pp. 360-361.
2) Cfr. LANFRANCO CARETTI, Ugo Foscolo, in Storia della letteratura italiana, a cura di EMILIO CECCHI e NATALINO SAPEGNO, Milano, 1969, pp. 108-109.
3) V. E. GIUNTELLA, op. cit., p. 364.
*) Storia del fermano, voi. 2, Padova, 1971, p. 6.