Rassegna storica del Risorgimento
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> 1813-1815; ITALIA NAPOLEONICA
anno
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1974
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pagina
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198
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198
Carlo Verducci
All'infuori di questi due situazione scolastica e renitenza alla leva nessun altro aspetto della vita del Dipartimento viene affrontato. Non un cenno si fa, ad esempio, della situazione economica in generale, né dell'agricoltura in particolare, che pure assorbiva la stragrande maggioranza della popolazione con un regime di vita molto precario;') e benché si parli spesso di renitenza alla leva e di delitti in materia di coscrizione , mai si affronta la questione organicamente nelle sue motivazioni politiche economiche e sociali. Ma questo sarebbe chiedere troppo ad un periodico che si proponeva esclusivamente di informare, secondo direttive politiche ben determinate.
Prima di chiudere l'analisi del primo periodo di vita del periodico fermano, non resta che accennare al contributo personale apportato dal Leone. Per testimonianza del De Minicis,2' sappiamo che sono da attribuire a lui le notizie di antica storia patria riportate nei primi numeri, cioè fino a quando i lunghi resoconti sull'andamento della campagna militare non finirono per occupare gran parte delle quattro pagine di cui disponeva il giornale.3)
La storia patria è ridotta ad una monotona esaltazione delle virtù militari degli antichi abitanti del fermano che, come attestano Tito Livio e Plutarco, ebbero modo di mettersi in luce nel corso delle guerre di Roma contro Antioco di Siria e contro Perseo di Macedonia; 4> successivamente, nella lotta scatenatasi tra il Senato ed i successori di Cesare, dopo le idi di marzo, dimostrarono tanto attaccamento alle istituzioni repubblicane, da essere solennemente lodati [...] dal prìncipe della romana eloquenza .5) È inutile insistere sulla limitatezza di queste informazioni e sul loro carattere palesemente politico-esortativo.
Gli ingegnosi versi infine non sono altro che le sciarade, presenti, settimana dietro settimana, in tutti i primi 44 numeri del Giornale del Tronto.
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Tra il gennaio ed il febbraio 1814, la situazione, per Napoleone, diviene insostenibile. Gli eserciti coalizzati, una volta superato il Reno, avanzano verso Parigi; alcune pattuglie già dilagano nel meridione della Francia.6) In Italia, Eugenio di Beauhamais e Gioacchino Murat vogliono, in qualche modo, sopravvivere al disastro incombente sull'Imperatore .7) Mentre l'uno si destreggia tra i sentimenti di fedeltà al Bonaparte, le aspirazioni indipendentistiche di una ristretta élite politico-culturale del Regno italico e la ricerca di un accomodamento con gli austriaci, finendo per rimanere impaniato nelle ambiguità della tela da lui stesso in tessuta; l'altro riesce, per qualche tempo, a conservare e perfino a rafforzare la propria posizione, schierandosi a fianco degli antichi avversari.
Concluso un trattato di pace con S.M.I.R.A. l'Imperatore d'Austria, e
Per quanto concerne l'agricoltura fermami nel periodo napoleonico, cfr.: LUIGI FINOCCUIETTI, Agricoltura e vita nelle campagne del Dipartimento del Tronto (1808-1814), in Quaderni Storici delle Marcite, Ancona, gennaio 1967, pp. 78-109.
2) RAFFAELE DE MINICIS, op. cit.
3) Giornale del Tronto, I, 12; 18 giugno 1813.
4) Ibidem, I, 2; 14 marzo 1813.
5) Ibidem, I, 6; 7 maggio 1813.
6) Cfr. E. V. GULICK, L'ultima coalizione ed il congresso di Vienna (1813-1815 ), in Storia del Mondo Moderno, voi. HI, Milano, 1970, p. 770.
7) L. BULFEBETTT, op. cit., p. 387.