Rassegna storica del Risorgimento
ESERCITO PONTIFICIO 1815-1849
anno
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1974
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pagina
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214
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LA RIORGANIZZAZIONE DELL'ESERCITO PONTIFICIO
E GLI ARRUOLAMENTI IN UMBRIA
FRA IL. 1815 E IL 1848-49
Adolfo Omodeo, nei suoi Studi sull'età della Restaurazione, osservava come uno dei principali caratteri del risveglio del XIX secolo fosse la separazione tra la vita religiosa e la riorganizzazione diplomatica della Chiesa. Tutto questo perché non vi erano stati né un Concilio né nuovi ordini religiosi per riassorbire in seno alla Chiesa le esigenze dei tempi nuovi, ma solo un congresso di diplomatici e canonisti che ricostituirono l'organismo ecclesiastico, tanto che dal 1815 al 1830 pensiero religioso e amministrazione ecclesiastica si svolsero quasi senza contatto : questo sfasamento tra amministrazione e vita religiosa, indubbiamente era un sintomo grave anche se si spiega con la necessità di ricostruire senza indugio l'edifìcio ecclesiastico crollante da ogni parte ty e con l'urgenza di restaurare senza per questo creare stacchi violenti. Il se* gretario di Stato card. Consalvi tentò di evitare tutto ciò creando una organizzazione provvisoria, molto vicina a quella francese, per quelle province che erano state per tanti anni sotto il regime napoleonico, determinando un passaggio lento e graduale verso una soluzione totalitaria del riordinamento statale . 2>
Il Motu proprio promulgato da Pio VII il 6 luglio 1816, doveva, infatti, rispondere a questa esigenza; diviso in sei parti, riconosciuta l'impossibilità di ritornare all'antico stato di cose, giacché erano sorte in Europa nuove idee, nuove abitudini e nuovi interessi, si proponeva di uniformare gli Stati della Chiesa agli altri d'Europa e prevedeva nella prima parte l'organamento governativo, nella seconda l'ordinamento dei tribunali civili, nella terza l'ordinamento dei tribunali criminali, nella quarta disposizioni legislative propriamente dette, nella quinta gli ordinamenti comunali, nella sesta, infine, la distribuzione delle imposte.3)
Lo stesso Pio VII dichiarò successivamente che suo scopo precipuo era stato l'unità e l'uniformità che mancava nello Stato perché formato dalla riunione di domini diversi. La moderazione e saviezza del Motu proprio ottenne lode meritata per la opportuna e seria conciliazione delle antiche istituzioni co' nuovi ordini convenienti alle mutate condizioni della società .4)
) A. OMODBO, Studi sull'età della Restaurazione, Torino, 1970, parte II: Jl card. Consalvi al Congresso di Vienna,, cap. I, La situazione ecclesiastica e diplomatica, pp. 347 sgg.
2) M. PETROCCHI, La restaurazione, il cardinal Consalvi e la Riforma del 1816, Firenze, 1941, pp. 10 sgg.
) Cr., a questo proposito, M. PETROCCHI, La Restaurazione cit., A, VENTRONE, L'amministrazione dello Stato Pontificio dal 1814 al 1870, Roma, 1942 e, tra i contributi più recenti, L. PASZTOR, Per la storia dell'Umbria nell'età della Restaurazione: organizzazione ecclesiastica e vita religiosa, in Alti deWVIII Convegno di Studi Umbri, Perugia, 1973, pp. 63-98.
4) V. LA MANTI A, Storia della legislazione italiana, Torino, 1884, voi. I: Roma e lo Slato Romano, pp. 574-575