Rassegna storica del Risorgimento
ESERCITO PONTIFICIO 1815-1849
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1974
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L'esercito pontificio in Umbria 221
6) l'esenzione dalle gravezze comunitative che riguardano l'opera della persona;
7) il libero giro all'interno della provincia senza passaporto, l'uso dell'archibugio da caccia senza licenza della polizia... .J) Veniva inoltre corrisposta ai sottufficiali e comuni la somma di tre scudi annui. L'abbondanza di privilegi da concedere agli arruolati dimostra non solo la necessità di uomini, ma anche Io scarso successo, a livello popolare, che questi inviti riscuotevano.
Alla fine del 1832 l'organizzazione delle forze armate pontificie, dipendenti dalla Presidenza delle Armi, comprendeva: Presidenza e Ministeri, Stato Maggiore Generale, Stato Maggiore di piazza, Corpo del Genio, Reggimento di Artiglieria, Corpo dei Veterani (addetti all'addestramento delle reclute, alle prigioni, ecc.), Compagnia Invalidi, due Battaglioni di Granatieri, due Battaglioni di Cacciatori, cinque Battaglioni di Fucilieri, un Reggimento di Dragoni, un Corpo di Cacciatori a cavallo, un Corpo Sanitario, un Corpo di Marina, una Compagnia Correzionale (armi politiche), Carabinieri, Corpo dei Bersaglieri. Questi ultimi erano stati costituiti, come riferisce il Dalla Torre, nel dicembre 1833 in ausilio all'arma politico-militare dei Carabinieri, forte di sette Compagnie. 2> H totale, quindi, degli uomini era di 12.679 unità con 1.382 cavalli che costituivano una forza minima.
Morto Gregorio XVI e salito al trono Pio IX, questi, il 29 dicembre 1847, con Mota proprio trasformò la Presidenza in Ministero delle Armi con competenza generale sull'organizzazione, l'amministrazione, la disciplina e il mantenimento della Armata pontificia.3) Se non è possibile affermare che nello Stato pontificio le spese militari rappresentassero una delle prime voci del bilancio, si deve pur riconoscere che esse non erano affatto secondarie se si tengono presenti le cifre riportate dalla Dalla Torre da cui risulta che gli scudi erogati per spese militari furono: nel 1831 1.300.000; nel 1832 1.600.000; nel 1834 1.700.000 e nel 1846 1.914.000.
Il 1848 fu un anno di speranze anche per l'Umbria e per Perugia: fra il 2 e il 9 aprile scrive il Bonazzi partivano dalla città nostra 400 militi civici con molti altri volontari sotto il comando del conte Antonio Cesarei e del capitano aiutante Antonio Giovi, diretti tutti, parte per la via di Foligno, parte per la via di Gubbio ad Ancona. Colà giunti furono così ben visti dal generale Ferrari che ne scrisse lettera gratulatoria in data 14 aprile al nostro Municipio .4) I volontari perugini, dopo essere stati fusi con altri di altre località in un unico corpo di circa tremila uomini, proseguirono verso l'Alta Italia e il 9 maggio a Cornuda ricevevano il battesimo del fuoco. Fu in questa prima scaramuccia che si verificò un episodio che può dare la misura della preparazione veramente inadeguata di queste truppe volontarie, preparazione cui non poteva supplire la carica dell'entusiasmo. Fu, infatti, a Cornuda che le truppe volontarie, a causa del mancato arrivo dei rinforzi comandati dal gen. Durando, si sbandarono e si abbandonarono ad un vasto e non onorevole movimento di rientro nelle città di provenienza, provocando una situazione di disagio cui il mi-
0 Ibidem, busta 1180, cartella Perugia, notificazione di Carlo de Conti Ferri, patrìzio Farnese, Prelato domestico di Nostro Signore, Referendario dell'Una e l'Altra Segnatura e Delegato apostolico della città e provincia di Perugia, 8 settembre 1831.
2) p. DALLA TORRE, L'opera riformatrice cit., p. 62.
3) A. VBNTBONE, op. cit.) p. 196.
4) L. BONAZZI, op. cit., pp. 599-600. Sulla partecipazione dei Perugini cfr. anche B. RASCHI, Movimento politico della città di Perugia dal 1846 al 1860, Foligno, 1904