Rassegna storica del Risorgimento

ESERCITO PONTIFICIO 1815-1849
anno <1974>   pagina <222>
immagine non disponibile

222
Antonello Folco Maurizio Biagini
nistro dell'Interno cercò di reagire inviando circolari e disposizioni ai delegati apostolici: Io pertanto invito la S.V. IU.ma a distruggere con ogni mezzo que* primi germi di scoramento... A rispetto poi di que' volontarii i quali abbando­nano le schiere loro non muniti di fogli di via e senza ragioni più che legittime, io invito la S.V. IlLma a mostrarsi ferma e severa: né dovrebbe Ella esitare, verificato il lor fallo, a porli agli arresti, o impedire almeno cbe sparpaglian­dosi per la citta, ed esagerando e travisando i fatti pongano in apprensione e in sgomento i concittadini loro... .!) Il 23 maggio, tornando sull'argomento di co­loro che avevano abbandonato Tarmata, il ministro scriveva: Ella disporrà che vengano i medesimi denunziati al Consiglio di Revisione del Corpo Civico isti* tuito localmente, perché sia verificato e giudicato, intese le deduzioni de* preve­nuti d'abbandono de' ranghi dell'Armata, se possano questi venir colpiti dal­l'art. XIII del Reggimento 30 luglio 1847 .2)
Il 14 giugno del 1848 il ten. col. Guarda bassi provvedeva ad emanare le norme per la zona di Perugia per dare la possibilità ai reduci di riscattare la loro colpa. Veniva, infatti, offerta l'alternativa di mettersi a disposizione del­l'autorità militare per una eventuale nuova partenza; così facendo avrebbero ovviato alla provvisoria misura di non poter uscire dalla città, né ad altra più restrittiva . Si precisava, inoltre, che le provvisorie misure adottate finora se­guiranno ad avere tutto il loro vigore per quelli che nel termine su indicato non si presentassero ad iscriversi per la partenza .3) La misura presa dette i risul­tati sperati tanto che il 26 giugno il ministro Terenzio Mamiani scriveva al de­legato apostolico di Perugia congratulandosi per l'impegno dimostrato e l'atti­vità esplicata nel persuadere i reduci dell'Armata a ritornare al campo.4)
Si può tuttavia concludere che molti si lasciarono ricondurre fra le file del­l'esercito pontificio non già per persuasione quanto per il rigore mostrato dai Comitati di Revisione. La tendenza a ricuperare i disertori non era del resto nuova nell'esercito pontificio ed anzi sembra allacciarsi ad una lunga tradizione. Nel settembre del 1828 un giovane perugino, in servizio presso il ITI Reggimento Dragoni di stanza ad Osimo, aveva disertato tornando presso i propri familiari che interessarono della cosa il Gonfaloniere Pucci Boncambi. H Gonfaloniere, affidato il giovane al Padre guardiano dei Minori Osservanti di San Girolamo affinché avesse a pentirsi del fatto ,5) si affrettava a scrivere al colonnello dei Dragoni in Roma al fine di scusare il giovane definendo il suo un gesto di sconsideratezza giovanile ed informando che aveva già provveduto a chiuderlo in un convento per gli esercizi spirituali . Il 4 novembre il col. Gabrielli ri­spondeva che la diserzione peraltro di questo giovane non sarebbe delle più semplici né dimostrerebbe solo una leggerezza di capo ad una noia del servizio militare, poiché fra i generi dal medesimo asportati vi è stato il fucile... . Pro­seguiva affermando che la di lui sorte diverrà più mite dimostrando il di lui pentimento con il costituirsi al Comandante della Guarnigione di Perugia .6)
0 T. Mamiani, ministro dell'Interno, circolare n. 27542 al Delegato apostolico di Perugia, 18 maggio 1848, ASP, ADA, busta 1199, cartella Disposizioni generali, ministero dell'Interno, 3.
2) Ibidem, cartella Disposizioni generali, ministero dell'Interno, 2.
3) Ibidem, cartella Disposizioni generali, foglio senza numero.
4) Ibidem, cartella Disposizioni generali, lettera n. 30273.
5) ASCP, AmmmÌ8trativo, periodo 1817-1859, busta 38, disertori, 3. Lettera del Gon­faloniere al Padre guardiano.
6) Ibidem, Lettera del col. Gabrielli al Gonfaloniere di Perugia, n. 850.