Rassegna storica del Risorgimento

anno <1974>   pagina <227>
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Agesilao Milano 227
citta, il giudice del circondario di Montalto e le autorità municipali. JJ Delle vicende relative alla reazione poliziesca in Calabria e soprattutto di quelle oc­corse all'intendente Landi, al Sindaco di San Benedetto Ullano, Ambrogio Trotta ed al cancelliere di detto Comune, Luigi Cribari, arrestati immediatamente, coi parenti e gli amici del Milano, si è occupato il Basile in alcuni saggi fondati su di un'attendibile documentazione.2) Tale indagine, tuttavia, è apparsa poco rile­vante ai fini della prova di un complotto antiborbonico, nella specie, avendo il Basile accertato, tra l'altro, che il sindaco Trotta3) agì per errore (dovuto ad inavvertenza od ignoranza) ed il cancelliere Cribari per corruzione, se non ad­dirittura per odi e gelosie locali. Si ritornerà, comunque, su qualche episodio della suddetta reazione poliziesca in Calabria.
Quanto alla polizia di Napoli, questa ritenne di poter stabilire che la casa di Antonio Nocito (sita in Via Pignasecca n. 11) fosse diventata il centro di una vera organizzazione settaria, ricevendovisi abitualmente il Milano, il Francalanza di Rossano, Rinaldi e Marchiano di Spezzano Albanese, studenti in Napoli, non­ché il sergente Mendicini ed il soldato lucano Tangor, commilitoni del primo. Tutti questi furono incriminati insieme con altri, e cioè il Di Stefano, Dramis, Tocca e Don Zaccaro, sacerdote, nella cui casa furono rinvenuti libri vietati. Di cosa discutessero questi giovani è facile immaginare. Conterranei e residenti a Napoli, la nostalgia dei luoghi dell'infanzia li spingeva a riunirsi fra di loro per ricordare i tempi ed i luoghi in cui erano vissuti insieme. Studenti o militari, essi certamente finivano col parlare di politica e ciò, all'epoca, già destava so­spetti. Che fossero poi animati da facili entusiasmi e dall'amore per la libertà si può, in gran parte, dedurre dalla loro fiera origine albanese.
Le deposizioni di alcuni di questi giovani incriminati sono chiaramente indicative di quanto essi stessero preparando, e rivelano altresì la loro apparte­nenza a gruppi di patrioti diversi da quelli liberali o mazziniano-repubblicani. Domenico Antonio Marchese, arrestato in seguito al ritrovamento di sue lettere presso il Milano, finì con l'accusare di correità nel regicidio esplicitamente il Dramis e il Rinaldi, nonché larvatamente il Mosciaro, il Mauro, il Gatti, e il De Angelis.4) Molto interessanti appaiono, altresì, le dichiarazioni del sergente Giuseppe Mendicini, secondo il quale Nocito, in presenza di Tangor, Francalanza e Di Stefano, suggerì ad esso Mendicini di uccidere il Re; ed essendosi il primo rifiutato, Nocito affermò che, se essi si rifiutavano, c'erano sempre Milano e Dramis venuti apposta per commettere il delitto.5)
5 Ibidem, fol. 1, e. 398.
2) La reazione poliziesca in Calabria in seguito all'attentato* in Alti del XXXVI Con* gresso di storia del Risorgimento eh.; e Suppliche di Calabresi arrestati eh., i quali, tutta­via, sono condotti sul Fondo di Polizia dell*A.S.N. e non su Arch. Borbone.
3) Il Trotta, infatti, vecchio militare, era stato sempre attaccato al Real Governo ed a in ogni momento goduto di buona opinione come riconobbe lo stesso De Spagnolis (in A.S.N., Polizia, anno 1856, fase. 1008, esp. 1487, col. 4). Aveva partecipato, con i borbo­nici, alla battaglia di Maida, alla difesa di Amantea (1806*1807) contro i Francesi del Ver-dier, e, nel giugno 1809, aveva preso parte allo sbarco anglo-borbonico a Precida ed Ischia.
4) Cfr. Autografa dichiarazione di Domenico Antonio Marchese, del 22 gennaio 1857. in A.S.N., Arch. Borbone, Affari del Regno, fase. 960/1, fol. 125-127, voi. I, ce. 133-135.
5) Questa deposizione fu resa il 30 gennaio 1857 in Napoli dal detenuto G. Mendicini alla Commissione d'istruzione (A.S.N., Arch. Borbone, fase, ci!., fol. 151, voi. I, e. 160).