Rassegna storica del Risorgimento

anno <1974>   pagina <230>
immagine non disponibile

230
Michelangelo Mendella
ripreso, qualche elemento significativo cominciò tuttavia a venir fuori. Il Tangor chiarì che il sacerdote greco Don Stanislao Marchiano, nell'unico colloquio avuto con lui, si esternò co' più sediziosi colloqui : infatti il Marchiano, dopo aver scambiato poche parole con Mendicini in albanese, rivoltosi a lui, si scusò di aver dovuto parlare in altro idioma, ignorando le sue idee politiche; ma, saputele ual Mendicini, si espresse poi in modo da rivelare ad esso Tangor l'esistenza di un complotto contro l'Augusto Sovrano; per uccidere il quale bisognava am­mazzare lutti gli Svizzeri. Tangor e Marchiano promisero a vicenda di rivedersi, ma non più s'incontrarono. ') Naturalmente, il prete Marchiano fu subito arre­stato e spedito sotto sicura scorta in cotesla prefettura (quella di Napoli)... uni­tamente al sacerdote D. Alfonso Cirone, ìl di lui germano D. Michele, e D. Euge­nio Scalerico , come risulta dal rapporto del commissario di polizia del quar­tiere Pendino.2)
Dopo un contraddittorio intervenuto tra Tangor e Mendicini, circa la dif­fusione di un proclama sedizioso, '> ebbe luogo una seconda deposizione (il 14 gennaio '57) resa a propria richiesta dal Tangor, che si rivela di particolare interesse. Il teste, invero, afferma di essere stato ammesso al servizio militare e posto agli ordini del sergente Mendicini. Questi precisa il Tangor comin­ciò ad istigarmi su' sentimenti politici, ed affermandomi io a favore del Real Trono, il Mendicini mi schernì dicendo: tu pensi come mio padre. E versandosi su le contemporanee partenze dei ministri di Francia ed Inghilterra mi diceva essere imminente l'arrivo delle truppe francesi, inglesi, ed americane immi­nenti pure essendo grandi novità che sarebbero soccombenti i nostri soldati, perché pochi ove avessero voluto resistere; mentre secondando la rivolta, poteva io sperare di essere fatto ufficiale .4) La deposizione continua, soffermandosi sui dubbi del dichiarante, finché un giorno di domenica il Mendicini lo invitò a conoscere alcuni suoi amici. Mi condusse prosegue il Tangor da un tale Antonio, o sia Tonno Nocito, ove giunti vidi per la prima volta costui con altri due giovani, uno alto e smilzo, co' zigomi delle guance sporgenti, ed altro basso, giallastro, il quale andò nella stanza appresso a prendere nel bigiacco una carta stampata e la passò al Mendicini, contenente un proclama sedizioso a nome de' Siciliani, letto in quella nostra piccola conversazione dal Nocito, ignorando io però l'uso che ne avesse fatto . Indi da uno scaffaletto dietro la porta il No­cito rilevò un librettino stampato, dicendo essere un'opera del Segretario di Murat, Saliceti, e lesse i brani i più evidenti, contro il nostro Augusto Sovrano (D.G.) e la sua Real Famiglia, conchiudendo esso Nocito che loro mira era di sedurre la truppa, e quindi si conservò quel libretto, asserendo esserci estesa pub­blicazione. Così terminò quella prima visita .
Sono poi rapidamente narrati altri incontri, finché emerge un'ulteriore cir­costanza, di un certo rilievo, e cioè che quando fu letto l'opuscolo di Saliceti, il sopraccennato individuo che aveva preso dal bigiacco il proclama sedizioso, prese pure dal tavolino altro foglietto in istanza intitolato la Libera parola, con-
*) Ibidem, fol. 102, e. 110.
2) Ibidem, fol. 104, e. 112. In iole rapporto al Prefetto di Polizia, il Commissario scrive, inoltre, di aver sorpreso, in Via S. Agostino alla Zecca 65, il citato Marchiano ed il chierico Aveta Gaetano con due donne (Maria Pagano e Carmela Aniello). Dopo minuta perquisizione niente di criminoso era stato, tuttavia, rinvenuto.
3) Ibidem, fol. 105, L 113.
*) Ibidem, fol. 106-107, oc. 114-115.