Rassegna storica del Risorgimento
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1974
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Agesilao Milano 233
anti-muraUiste), con le asserite Iettare dell'opuscolo del muratiiano Saliceti, e soprattutto, col giuramento richiesto agli aderenti di difendere Luciano Murai. Ma esaminiamo, infine, la terza deposizione di Vilangelo Tangor, resa il 31 gennaio 1857 alla Commissione d'istruzione.]) In essa il predetto comincia col ricordare un particolare della tentata diserzione sui mercantili greco ed inglese di cui si è detto precisando che, ritornato egli col Mendicini a casa del Nocito, costui spacciò aver divulgati vari di que' sediziosi proclami anche tra i sottoufficiali del reggimento Real Marina...; e, saputo il Nocito del loro desiderio di disertare, li riprese affermando non doversi dar mai cotal passo, ed invece esser obbligo di rimanere nel Corpo per servire di esempio agli altri nello attentare contro la Sacra persona del Re Nostro Signore. Continua la dichiarazione: trovavasi già in casa di Nocito in quel giorno, pria del nostro arrivo, il commilitone Agesilao Milano, che francamente disse in tale incontro: Sarò io il regicida, ucciderò io il Re sul campo nel mattino degli 8 dicembre, nella gran parata al momento del defilée. E Nocito energicamente rispose: Veramente ti fidi di farlo? Ti prendo sulla parolai E Milano replicò: Io lo farò come ve l'ho detto altre volte, io perciò son venuto a farmi soldato, ed è venuto pure ad ascrìversi gendarme il mio amico Attanasio Dramis, rivoluzionario per eccellenza .2) Dopo altri ricordi di minore importanza, il Tangor aggiunse: Fra Nocito poi e Milano, in tale occasione, si passavano a rassegna i nomi di persone loro aderenti, tra cui ricordo di aver inteso da essi indicare Avitabile, Rinaldi, loro coetaneo, Fittipaldi, De Simone, ed un giudice destituito. Colarusso. E Mendicini indicava il prete Don Stanislao Marchiano, da me altre volte cennato . Ricordo pure continua implacabile il Tangor che allora, e nella precedente visita, il Nocito, Milano e Mendicini cominciarono ad iniziarmi ad una setta, dove erano essi ascritti, e cennavano esserlo pure i precedenti individui, enunciati per cognome, spiegandomi le istruzioni ed i segni. Difatti, mi dicevano che precedevano le interrogazioni: Di chi sei figlio? Perché sei nato? Chi adori?, ad ognuna delle quali rispondevasi: la libertà. Segni di riconoscimento da lontano: grattar con la mano destra sulla spalla sinistra e sull'orecchio destro, significando il primo segno domanda di ajuto. Parola d'ordine: S. Paolo. Il giuramento di difendere Luciano Murai. Per essere ammesso bisognava essere bendato, co' pugnali alla gola, con stoppa accesa dello spirito di vino .
Che la definitiva ammissione del Tangor nella setta di cui sopra dovesse avvenire in casa di un certo Don Giacomo, dimorante all'Infrascata non meglio identificato neppure nel successivo contraddittorio col Mendicini è cosa di scarso rilievo di fronte alle rivelazioni contenute in questa deposizione sia sul formulario iniziatico della setta (di evidente ispirazione massonica) sia sul giuramento di difendere il pretendente Luciano Murat.
Ulteriori elementi, per comprendere meglio il carattere del Tangor, si ricavano dalle seguenti dichiarazioni contenute nella sua deposizione: si diceva pure che dovevamo ricevere denaro in regalo... Nella sera dello attentato sacrilego ci vedemmo segretamente Mendicini ed io, e fu stabilito di non rivelare
l) A.S.N., Arch. Borbone, Affari del Regno, fase. cit. alla nota 4 a p. 42.
z) Ibidem. A proposito dì questo progetto del Milano, Tangor interpellò poi Mendicini se veramente Agesilao avesse mantenuto la parola e questi rispose non dubitare, quello lo fa, perché è di animo risoluto, avendo combattuto in Campotenese (A.S.N., Arch. Bor~ bone, Affari del Regno, fase. 960/1, fol. I, e. 168. Autografo di Tangor).