Rassegna storica del Risorgimento
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1974
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Michelangelo Mendella
tutto ciò che sapevamo; mentre colui m'intimorì assai, annunziandomi che se avessimo parlato non ci mancava la fucilazione; colla quale paura mi ha sempre impedito di parlare; ma ora la forza della verità, il desiderio di render un servigio al Real Governo, mettendo per la vera via de1 colpevoli, e il più vero pentimento de' commessi falli, prevalgono ad ogni altro sentimento. Però ricordo che, sin da' 15 dicembre, animato dalla premura di informare del tutto l'Augusto Sovrano (D.G.), domandai in grazia al mio Capitano ed Alfiere per aver un'udienza da Sua Maestà, come potranno essi affermare . Tale ultima dichiarazione, dato il suo tenore, suscita qualche sospetto di ambiguo opportunismo.
Bisogna del resto riconoscere che gli interrogatori di Tangor e di Mendi-cini (i due maggiori accusatori o rivelatori) sono pieni di reticenze, errori, ritrattazioni ed aggiunte. Si giunge così alle dichiarazioni del Mendicini, a maggiore ed ultimo sviluppo delle precedenti , come si esprime il verbale della Commissione d'istruzione del 10 febbraio 1857. In questa deposizione, che con-viene riportare per intero, si conferma resistenza della indicata setta presso il Nocito; si forniscono particolari sull'organizzazione dell'uccisione del Re, con la rivelazione che il Francalanza, prima di rinunziare alla delittuosa impresa, per ben due volte si era appostato al Largo S. Ferdinando, con una pistola (viene qui richiamato pure il tentativo di Domenico Mauro del 1848); e si riparla, infine, dei capì della setta e dei depositi di armi, nonché del giuramento coi pugnali.
Ecco il testo del verbale, contenente la predetta deposizione.
L'anno 1857 il giorno dieci febbraio in Napoli.
La Commissione d'istruzione, alla richiesta del detenuto GIUSEPPE MENDICINI, di voler fare dichiarazioni a maggior ed ultimo sviluppo delle precedenti, lo ha fatto venire alla sua presenza, ove si è espresso nel tenore seguente: a Signori. - Coordinale finalmente le mie idee con la calma e la serenità della mente sono al caso di palesarvi, che una effettiva cospirazione settaria si era organizzata presso il tristissimo Antonio Nocito, ove io frequentava. Egli si annunziava come immediato dipendente de' Superiori Capi d'una setta per fare Italia unita ed indipendente, capi ignoti alle generalità, ed in arcano contatto co* delegati d'ogni provincia, i quali poi dovevano diramare le disposizioni e raccoglier notizie, che si discutevano e passavano a rassegna ogni domenica in segrete sessioni, alternativamente in case diverse de' capi, entrando a due ore di notte, ed uscendone a quattro; le comunicazioni eminenti andavano a metter capo cogli emigrati. Nocito millantava essere grandi e potenti tali Capi, uno de' quali cennava aver titolo di marchese; e che fra i concerti eravi di fare una specie di coevo vespro tra Napoli e Sicilia, cosicché la truppa sarebbe stata frastornata dallo accorrere in un tempo ne' siti divampanti, uccisi tutti i militari, e massacrati i più fidi realisti. Progredendo nelle sue criminose ed ulteriori trattative il Nocito ci raccoglieva in sua casa con Francalanza, Rinaldi, Giuseppe Marchiano, de Stefano, ed altri due o tre, che pareano napolitani, che non seppi mai di nome, ma rivedendo riconoscerei. Qui si discuteva sovente col mio intervento sul modo di attuare i cospirativi proponimenti; dapprima progettandosi di fermare la carrozza di Sua Maestà il Re (D.G.) quando sarebbe uscita per Toledo, come avea fatto Domenico Mauro nel 1848, per obbligarlo a dare la Costituzione, per lo che due frazioni della segreta associazione ognuna di quattro individui a' due lati de' marciapiedi di Toledo, poco più lungi di S. Nicola la Carità, passeggiavano sovente, e fra essi il noto prete d. Lorenzo Zaccaro. che faceva parte del complotto, e passeggiava sovente sotto il braccio di Nocito, sebbene non lo avessi visto nella costui casa. Trovandosi poco attuabile questo piano, e poiché Nocito diceva non potersi fidare sulla Real parola, perché non mantenne la data costituzionale, si ricorse alla empia risoluzione di attentare alla Preziosa Vita dell'Augustissimo Sovrano, per lo che fra essi fu bussolato a sorte con cartelle il nome del sacrilego esecutore, e fu estratto quello di Francalanza, che per ben due volte con pistola erasi recato al Caffè d'Europa, allo angolo esterno per attendere la uscita di Sua Maestà, ma la vigilanza della Polizia, e la imponenza