Rassegna storica del Risorgimento
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1974
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pagina
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236
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236 Michelangelo Mendella
Il programma politico di rendere l'Italia una e indipendente, contenuto nella suddetta deposizione, potrebbe confermare l'ispirazione democratico-mazziniana del gruppo Nocito, così come la presènza in esso della Lìbera parola faceva pensare. Senonché, tale elemento è in contrasto non solo col rituale di tipo massonico (torcia accesa, adepto bendato, i pugnali alla gola, etc.) che mai le società di tipo mazziniano adottarono, ma anche e soprattutto col riferito giuramento murattista (Luciano era Gran Maestro della Massoneria!) e con l'atteso sbarco dei Francesi e Inglesi che, certamente, coloro i quali desideravano un'Italia indipendente, unita e libera, non potevano assolutamente ammettere, né tanto meno desiderare.
È da ritenere, pertanto, che i cospiratori in esame, pur interessandosi dei problemi politici dei democratici meridionali, non disdegnarono ad un certo momento di legarsi al movimento neo-m uranista : chi per idealità, chi per denaro, chi per affrettare, comunque, la fine del Borbone a Napoli, operando per una soluzione politica diversa e, per certi aspetti, prestigiosa col richiamo al buon Re Gioacchino ed al suo illuminato governo.
Non vi è dubbio che Agesilao Milano ricevette del denaro, due giorni prima dell'attentato, da Carlo de Angelis, ma i miseri sei carlini da quegli ottenuti, non sembrano sufficienti a far ritenere l'esistenza di una corruzione da parte sua, data l'entità del rischio da lui affrontato. Il Tangor dichiarò che egli si aspettava del denaro. Il sacerdote Lorenzo Zaccaro, a sua volta, promise duemila ducati al soldato Ricciardi, se avesse tentato questi il colpo fallito al Milano.
Probabilmente questo movimento di denaro va posto in relazione al viaggio, in Napoli, fatto dall'uomo di affari francese, Talabot, nel settembre ed ottobre 1856, anche se non si hanno documenti sicuramente probatori in proposito. *)
9. Le deposizione di Dramis e il caso Falcone. È opportuno esaminare, intanto, qualche altra testimonianza. Quella del Dramis, anzitutto, più volte nominato. Egli fu interrogato il 18 dicembre 1856 dalla Commissione d'istruzione e tenne un tono distaccato e generico, cercando di mostrarsi estraneo all'attentato. *) Quel che si ricavò dal suo interrogatorio fu ben poco. Entrato nel 1842 nel Collegio italo-greco di S. Demetrio come convittore, l'anno dopo conobbe il Milano, allora entratovi, ed entrambi furono assegnati alla stessa camerata, con un medesimo maestro, essendo tutti e due di lingua greca. In detta camerata vi era altresì Antonio Nocito, sicché il Dramis strinse amicizia con Milano e Nocito, oltre che con Nicodemo Baffi di S. Sofìa. Nel 1848 il Collegio fu chiuso come si è visto ed ognuno dei predetti ritornò al paese natio. In quei tempi di rivolgimenti continua il Dramis, che non può nascondere la sua attiva partecipazione al moto rivoluzionario del '48 il genitore (di esso Dramis) ebbe delle angustie, avvegnaché come agente del Sig. Barone Compagni e conservatore delle sue sostanze in quel paese, elevossi una voce che alcuni Popolari, profittando di quella confusione, volevansi dare al saccheggio. Armossi per ciò di fucile, e manifestò la ferma sua volontà di resistere colle armi alle delittuose pretensioni. Evidente è qui il desiderio del Dramis di sottolineare la sua iniziale opposizione
1) Su tale viaggio, vedi F. BARTOCCIM, op. cit., p. 150, nota.
2) In A.S.N., Arch. Borbone, Affari del Regno, fase. 960/1, fol. 53-56, voi. I, ce. 61-64.