Rassegna storica del Risorgimento

anno <1974>   pagina <237>
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Agesilao Milano 237
al moto quarantottesco per attenuare le sue responsabilità successive. Infatti, le cose, in seguito, imperversarono. In Cosenza formossi un Comitato, e Comitati ancora in tutti i comuni della provincia. Fu giocoforza perciò mostrarsi non estra­neo a quelle emergenze, e per accreditarne la tendenza, il dichiarante aggregossi in una Compagnia sotto gli ordini del Comm.te Canade e recaronsi a Campo* tenese . *)
Sottoposto a processo, il Dramis si rese latitante per qualche tempo; poi, fu arrestato e, infine, liberato con provvedimento di Camera di Consiglio. Nel 1855 si sostituì a suo fratello minore, nella leva militare, nonostante avesse già 25 anni, poiché riteneva utile lasciare in famiglia costui che esercitava la profes­sione di farmacista. In Cosenza, ove fu arruolato in data 10 maggio 1856, il Dramis rivide il Milano, che lo informò di avere subito persecuzioni giudiziarie e anche di aver sofferto arresto ed un giudizio per adulterio . Gli confidò, inol­tre, che in quel tempo aveva tratto i mezzi per vivere dalla sua attività di ama­nuense dell'appaltatore delle prigioni (C. de Angelis), senza rivelargli invece il suo divisamento di voler fare il soldato . Da ciò, la sorpresa che il Dramis manifestò poi quando seppe in Salerno, da una lettera del Milano, che costui si era arrollato in vece del fratello minore . Senonché, non appare credibile l'ultima parte della deposizione del Dramis sia alla stregua della testimonianza di D. Antonio Marchese il quale riferi circa il delitto progettato dal Milano in Cosenza insieme col Dramis e Rinaldi (foglio 60, voi. 2) sia soprattutto per la dichiarazione che lo stesso Dramis rese poi, nel 1897, in ordine alla decisione del Comitato di Cosenza di far penetrare elementi sovversivi nell'esercito, al fine di preparare il moto rivoluzionario.
Nella suddetta deposizione, il Dramis ammise altresì che durante la sua per­manenza a Napoli, dal 15 al 22 maggio 1856, aveva incontrato Guglielmo Tocoi, ed era stato in casa di Antonio Nocito, dove si trovavano pure un tal Rinaldi di Spezzano Albanese, ed un altro a lui ignoto. Successivamente egli fu destinato a Salerno, dove apprese, da una prima lettera di Milano, che costui si era arruo­lato. In una seconda missiva del 10 agosto il Milano si doleva, in particolare, della sua condizione di soldato, lamentando, tra l'altro, di lavarsi la faccia e di mangiare nella stessa camelia . H Dramis non gli rispose subito, ma il 10 novembre gli indirizzò quella lettera, sequestrata dalla polizia al Milano, sulla quale il primo fu invitato a dare precise spiegazioni. Detta missiva e del se­guente tenore:
da Salerno, 10 novembre 1855 Caro Agesilao,
Non ha guari, scriveva a Guglielmo, e nella sua scriveva pochi righi a te: nessuno di voi due mi rispose, da che sospetto non sia capitata all'indirizzo la mia lettera: io la spedivo per mezzo del Cap.e onorario di Gendarmeria Nicola Landi. In ogni modo siccome vivo ansioso di tue nuove, ti prego non defraudarmene, ed ora specialmente che mi trovo in fondo a ogni miseria. Fratello Mio, tutto mi perseguita, in mezzo ai più fieri travagli. La mia famiglia, che dopo il sagri fìcio mio sperava riparasse in parte ai propri malanni, lì ha invece aggravati più e sempre più. Maledizione: ho in abominio Dio e gli uomini. Non mi dilungo più oltre, che la ferocia del mio dolore accresce il tormento di questa povera
i) Su questo episodio del 1848 e sul Dramis, vedi R. MAS GIÀ, Ferdinando II e la crisi cil,, pp. 65-66.