Rassegna storica del Risorgimento

anno <1974>   pagina <238>
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238 Michelangelo Mendella
anima mia. Dammi tue nuove, e confortami. Segnami l'indirizzo dell'abitazione di Guglielmo nostro, di Antonio Nociti, e di Ciccio Mas ci. Addio. Amami e credimi.
Tuo sempre Attanasio.1)
Il Dramis chiariva che le miserie e i fieri travagli , ai quali si accennava nella suddetta lettera, erano quelli della propria famiglia, oltremodo agitata da discordie per la ingratitudine del proprio fratello Achille, il quale aveva man­cato al convenuto, di riordinare, cioè, alle circostanze pecuniarie della medesima previo un matrimonio, che poi non aveva contratto . Soggiungeva il Dramis che la esecrazione di tènere in abominio Iddio e gli nomini gli era sfuggita dalla penna nel momento di sommo esaltamento per quelle sventure, alle quali doman­dava al Milano qualche parola di consolazione, e che gli chiedeva l'indirizzo della abitazione di Guglielmo Tocci e di Antonio Nocito, che aveva dimenticato per poter profittare della casa dell'uno o dell'altro, allorché dopo pochi giorni si sarebbe condotto con permesso di quattro giorni in questa Capitale per interessare a favore della sua famiglia il giovanetto studente D. Gio. Battista Falcone, figlio di Don Angelo, ricco proprietario di Acri, perché lo raccomandasse al detto ge­nitore, onde far dare del denaro a mutuo alla sua famiglia . Anche la richiesta dell'indirizzo di Don Francesco Masci di S. Sofia, da più anni a Napoli, va posta, secondo il Dramis, in relazione agli aiuti, da chiedere per la sua famiglia, nonché allo scopo di farsi introdurre presso il Falcone.
Era certamente difficile che un cospiratore ammettesse la sua colpevolezza e, pertanto, l'interrogatorio del Dramis è del tutto negativo sia sull'attentato sia sulla cospirazione. Egli non poteva negare è ovvio di conoscere Milano, Nocito e Baffi, con i quali era stato nello stesso Collegio, come pure Tocci e Masci, menzionati nella lettera sequestrata. Ma non ammise altro. Potrebbe sor­prendere, invece, che il Dramis accenni al nome del noto patriota Giambattista Falcone, il quale, fuggito a Malta dopo l'attentato, ritornò poi in Italia, giusto in tempo per partecipare alla spedizione di Sapri, trovandovi la morte. E ciò, perché nessuno altro, in precedenza, aveva nominato il Falcone, come si evince dai documenti della polizia a proposito del caso Milano.
Sicché, facendosi per la prima volta il nome del predetto, lo si esponeva al rischio di un'incriminazione e, forse, di una condanna. Orbene, che il Falcone fosse estraneo all'attentato si può argomentare dalla circostanza che il suo nome non compare nella citata Relazione Bertini-Pianell, e neppure nel Compendio del processo, e nel Sunto della processura. Ma, soprattutto, non si parla di G. Fal­cone nel minuzioso Prospetto di ciò che offre la Processura sul conto di ognuno degli imputati per il tentato omicidio di Agesilao Milano,2) che costituisce una puntuale ricostruzione di ciò che si accertò su ognuno degli implicati, in qualsiasi
i) Lettera di Attanasio Dramis ad Agesilao Milano, in A.S.N., Ardi. Borbone, Affari del Regno, fase. 960/1, fol. 5, voi. I, e. 13.
2) In A.S.N., Arch. Borbone, Affari del Regno, fase. 960/1, co 554-560. Il Compendio del processo, che abbiamo cit. alla nota 1, p. 228, nulla contiene sul Falcone, seb­bene sia scritto con maggiore accuratezza degli altri due documenti, integrandoli nelle risultanze istruttorie riguardanti tutti gli indiziati non compresi in quelli. È costituito da un fascicolo cucito, di dodici pagine contenuto con altre carte in un foglio ripiegato in due, sul quale è scritto: carte rinvenute in un cassettino appartenente alla p. m. di S.M. il Re Ferdinando .