Rassegna storica del Risorgimento

anno <1974>   pagina <239>
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Agesilao Milano 239
modo, nella cospirazione suddetta. D'altronde, l'avere il Dramis nominato solo genericamente il Falcone, dinanzi alla Commissione che indagava sul caso Milano, potrebbe essere un'ulteriore prova che il Falcone fosse davvero estraneo al com­plotto; anche perché il diabolico Dramis potrebbe avere indicato alla polizia quel nome di un noto mazziniano per dirottare i sospetti dai murattisti, facendoli rica­dere invece sui repubblicani.
Con ciò, non si vuole certo affermare che il Falcone fosse addirittura ignaro del progetto di uccisione del Re. Invero, egli è considerato da molti storici amico del Milano e, dal De Monte, partecipe del suo pensiero insieme con altri pochi valorosi giovani.1) Inoltre il Monaco afferma esplicitamente: II solo che, senza essere suo complice, sapeva della decisione di lui (Agesilao), Giambattista Falcone di Acri, suo intimo amico sin dalla fanciullezza nel Collegio albanese di S. Adriano, non cadde nelle mani della Polizia... .2) H che ha indotto anche il Rosselli ad insistere sull'amicizia del Milano col Falcone ed a considerare, addi­rittura, quest'ultimo come il più indiziato di tutti . Ma è da ritenere, per le argomentazioni innanzi svolte, che il Monaco sia più vicino alla verità, secondo cui il Falcone come si è detto era al corrente della decisione del Milano di attentare al Re, ma non partecipò in alcun modo alla realizzazione del complotto.
Ben diversa, rispetto al complotto in esame, è invece la posizione del No-cito. Erra intanto il De Cesare nel ritenere costui un mazziniano, al pari del Fal­cone, 3) e nell'affermare che gli amici del Nocito e del Milano si riunissero a casa Falcone (in Via Forno Vecchio), mentre la polizia accertò che i cospiratori si si riunivano a casa di Nocito (in Via Pignasecca). È evidente che il De Cesare è all'oscuro dell'attività dei murattiani, i quali, del resto, organizzati come loggia massonica, tenevano segrete gran parte delle loro opere. È anche probabile, o ve­rosimile, che il Nocito, facendo il doppio-gioco, riunisse a casa sua i cospiratori neo-murattisti, e, a loro insaputa, frequentasse pure la casa del Falcone, parteci­pando altresì alle riunioni dei repubblicani e dei mazziniani, che ivi avevano luogo. In tal modo verrebbe anche spiegato come mai i liberali, frequentatori del caffè De Angelis, conoscessero il Nocito, ma non anche Milano, Dramis, Rinaldi, Francalanza, ed altri. Ma del ruolo del Nocito si tratterà più ampiamente in seguito.
Va, invece, qui concluso l'esame della posizione del Dramis, della cui depo­sizione si è testé trattato. Il Prospetto di ciò che offre la Processura sul conto di ognuno degli imputati ce lo descrive nei seguenti termini: Attanasio Dramis di Giuseppe, di S. Giorgio in Calabria, di anni 30, celibe; abbastanza istruito nelle lettere e nella filosofia; in misera fortuna, educato nel Collegio italo-greco, ove contrasse que* legami d'intimità con Agesilao, Antonio Nocito, Orazio Ri­naldi, e gli altri correi, che tanta parte prendono in questa processura. Agitato da furore rivoluzionario, commise la massima eccedenza nel 1848, e tra le bande ribelli pugnò le Reali truppe (Fogli 84 e 94 del Voi. 2). Compreso nell'amnistia de* 10 ottobre 1851, progredì sempre nelle fellonie anarchiche (foglio 49 voi. la). Premeditava da lungo tempo il regicidio con Milano, e per attuarlo, stabilirono farsi soldati, in sostituzione dei rispettivi minori fratelli, chiamati dalla sorte a marciare (foglio 60 retro, voi. II, e 125 voi. I). Milano indicò pure in Cosenza il sito
1) L. DE MONTE, Cronaca del Comitato segreto napoletano, eit., p. 38.
2) M. MONACO, / galeotti politici dopo il Quarantotto, cit., pp. 113-114.
3) Cfr. R. DE CESARE, op. oU.t p. 212.