Rassegna storica del Risorgimento
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1974
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Michelangelo Mendella
ulteriori provvedimenti a darsi, e maggiori delucidazioni ad acca parsi sulla ripetuta deposizione che si è prodotta fuori tempo.
Il generale - All'immediazione di SJV1 il Re (D.G.)
A. Nunziante.
Infine, il Pittelli rese le seguenti dichiarazioni al prefetto di Polizia Governa, il 17 dicembre in Napoli. Egli affermò anzitutto, di essersi recato in Calabria con regolare permesso, il 7 novembre '56, prima a Cardinale, poi a Davoli, suo paese natale. Qui, dopo alcuni giorni, stando nel caffè sito nella piazza del paese, incontrò Luigi Gregoraci, che lo condusse in un luogo più appartato, dove si trovavano D. Nicola Chiaravellotti e Domenico Frustachi, coi quali si misero a discutere. Gregoraci nel sapere da me precisa il Pittelli che era prossimo il mio ritorno nel Battaglione, mi esortava a sospendere la partenza, perché si aspettavano, col primo corso di posta, notizie da D. Armodio Badalisani, avvocato in Catanzaro, e dai fratelli Giovanni e Pietrantonio Caminiti, negozianti stabiliti in Reggio, di un clamoroso attentato che non vollero spiegare, e soggiungendomi che tanto Badalisani che i fratelli Caminiti avevano delle relazioni tanto in Sicilia che in Napoli . Ospitato poi in casa Gregoraci, il Pittelli ebbe modo di notarvi numerose armi e munizioni tenute celate. A proposito delle quali, il Gregoraci gli disse che le sue sorelle, Donna Barbara e Donna Rosaria, erano abilissime in caso di sorpresa, a farle scomparire nella vasta casa dove abitavano. Il Pittelli, avendo capito che costoro cercavano d'adescarlo, si infinse, per così giungere allo scovrimento delle loro colpevoli intenzioni . Il Gregoraci soggiunge il predetto discorreva francamente sulla speranza di una rivoluzione prossima, e sotto auspici assai migliori di quella del 1848. Mi assicurava fra l'altro che con la posta degli 11 dicembre sarebbe giunta la nuova che il Re si sarebbe dato in bassa. Ciò mi scosse sommamente, ma convenne simulare .
Il sergente Francesco Pittelli, di anni 38, confermò la dichiarazione resa dal fratello Beniamino, dicendo che le indicate notizie le aveva apprese da lui, la mattina del 9 dicembre '56, dopo il ritorno dello stesso dalla Calabria. Rincarò, tuttavia, la dose aggiungendo che, nel '48, esso Francesco aveva ricevuto sia dal Gregoraci, sia da Francesco Drosi larghe offerte per tradire la propria bandiera e passare ai rivoltosi.
In seguito a tale rivelazione, il giudice istruttore fece arrestare Gregoraci e i fratelli Caminiti, procedendo altresì, in contumacia, contro N. Chiaravellotti, D. Frustachi, G. Oliva, A. Badalisani, e F. Drosi, incriminati di omissioni di rivelamento del misfatto di lesa maestà, con attentato contro la Sacra Persona del Re N. S., che era in loro conoscenza in novembre 1856 . H Gregoraci fu, inoltre, imputato di detenzione di armi vietate senza licenza della polizia; ed il Drosi di attentato contro la sicurezza interna dello Stato nel fine di distruggere e cambiare il Governo , e di detenzione di libro pernicioso . La Gran Corte criminale di Catanzaro, tuttavia, ritenute infondate le maggiori accuse politiche, ordinò (nell'aprile 1857) la liberazione di Gregoraci e degli altri, trasmettendo, quindi, gli atti al giudice regio di Davoli, per procedere in ordine al reato comune di detenzione di armi (a carico dei Gregoraci); ed al giudice regio di Chiara valle, per procedere in ordine al reato di detenzione di libro pernicioso (a carico del Drosi). Infine, la commissione per gli emparati politici , H 27 maggio '57, ordinò la scarcerazione di Luigi Gregoraci e degli altri,