Rassegna storica del Risorgimento
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1974
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Michelangelo MendeUa
di Napoli, e gli Inglesi la Sicilia e che per cagione della guerra non avea potuto fin da oggi mandarsi in esecuzione un siffatto disegno .
Tale dichiarazione, resa tra il luglio e l'agosto 1855, rivela una buona conoscenza, da parte dei Marchiano, della situazione internazionale (guerra di Crimea, sconfitta dei Russi, ecc.), oltre a indubbi errori (sbarco di Luciano Marat a Palermo). Inoltre, i predetti sarebbero stati a conoscenza dei propositi di guerra dei Francesi e degli Inglesi contro il Regno di Napoli, nonché delle aspettative dei patrioti meridionali, almeno di quelli murattisti (sbarco dei Francesi a Rossano, monete con l'effige del pretendente,...). Che tali notizie circolassero nell'ambiente è noto. Il Cassese ricorda che un mese prima dell'invasione [della spedizione di Sapri] apparvero sui muri delle abitazioni di Sapri vari cartelli con la scritta Muoia il tiranno Ferdinando II. Viva Luciano Murat re di Napoli. Viva il governo francese. Viva la repubblica napoletana; e per di più erano viste in circolazione monete d'oro e d'argento con l'effige di Luciano Murat e con la leggenda Lucien Murat nel recto e Roi de Naples al tergo s>.
Ora, se la testimonianza del detenuto Antonucci non valse a far condannare i Marchiano, essa avrebbe dovuto, tuttavia, determinare l'incriminazione del primo, quale propalatore di false notizie allarmanti. Il che non ebbe luogo. La Gran Corte di Calabria Citra considerò non attendibili i numerosi testi di accusa, unicamente sulla base dei loro precedenti penali, senza una adeguata critica delle disposizioni rese da essi, dando credito, peraltro, ad alcuni detenuti quali testi a difesa, e finanche a quel Carlo de Angelis, appaltatore, che fu poi è da ritenere uno dei capi del tentativo rivoltoso effettuato nel 1856.
In definitiva, una sentenza, anche questa non convincente. Così come quella, pronunciata dalla stessa Corte, il 14 maggio 1859, dopo l'attentalo. Con quest'ultima decisione, si conclude il processo celebrato contro tutti i presunti colpevoli dei comuni albanesi della provincia di Cosenza, in relazione appunto al compiuto attentato di Agesilao Milano.
Gli imputati erano ben 26, incriminati di cospirazione contro la Sacra Persona del Re N.S. e contro la sicurezza interna dello Stato, ad oggetto di distruggere e cambiare il Governo, avvenuta nell'anno 1856, in diversi comuni albanesi del distretto di Rossano . 2> I loro nomi sono : Gregorio Rossi e Alessandro Rossi di Macchia; Attanasio Dramis, Achille Dramis e Giuseppe Dramis di S. Giorgio; Achille Marchiano, Domenico Antonio Marchese e Angelo Marchiano di Macchia; Francesco Marini, Demetrio Marchiano, Oronzio de Bellis, Scandarebech Cadicamo, Michelangelo Chiodi e Cesare Chiodi di S. Demetrio; Donato Tocci e Guglielmo Tocci dì San Cosmo; Francesco Saverio Elmo di Acquaformosa; Angelo Dramis, Andrea Antonio Dramis, Giuseppe Pasitò, Pasquale Tocci-Bannera, Domenico Tocci-Bannera, Salvatore Tocci notaio, Vincenzo Scura, Filippo Scura-Selicaro e Beniamino Bellizzi da Vaccarizzo. Ebbene, tutti questi imputati, nonostante gli elementi di colpevolezza, innanzi esaminati, a carico di taluni (i Dramis, i Marchiano, il Marchese, il Tocci, etc), furono liberati dalla pesante accusa in esame, per insufficienza di prove!
1) Cfr. ARCHIVIO DI STATO, SALERNO, Gabinetto dell'Intendenza, B. 77 (a Sul voluto arrivo della corvetta inglese Malacca e oc Per sei cartelli apparai nel Comune di Saprì ); B. 76 (<r Voci allarmanti per l'arrivo del figlio di Murat ). Su ciò vcd. L. CASSESE, op. cit. pp. 51-52 e G. FISCHETTI, Cenno storico della invasione dei liberali in Sapri nel 1857, Napoli, 1877, p. 5 e sgg.
2) Cfr. A.SJM., Ministero di Grazia e giustiziai Affari Penali, fase. 5413.