Rassegna storica del Risorgimento
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1974
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Michelangelo Mendella
cesco II) è detto: Si sa tra l'altro che la polizia ha usalo dei mezzi di violenza contro i nominati Domenico Antonio Marchese Vitangelo Tangor e Giuseppe Mendicini, e fece firmare loro false dichiarazioni, in cui davano per rei se stessi, ed incolpavano parte dei supplicanti. Tutti e tre vennero a Gennaio ultimo escarcerati per andarsene l'uno in famiglia, gli altri due nell'Isola. Or se quei tre non sono rei, come lo sarebbero gli altri incolpati da quelli? Si vede in ciò non aver agito la Polizia in buona fede . È il momento, quindi, di affrontare l'argomento delle validità, o no, delle dichiarazioni di Mendicini, Tangor e Marchese.
11. Le deposizioni di Mendicini, Tangor e Marchese. Sulle dichiarazioni di Domenico Antonio Marchese nessuno ha trovato a ridire, tranne gli estensori della supplica, precentemente citata, la quale prova ben poco, provenendo da detenuti desiderosi ovviamente di essere liberati. Neanche il De Cesare critica detta dichiarazione, poiché il Marchese era, in fondo, un giovinetto appena di diciannove anni, arrestato in quanto due Bue lettere furono trovate presso il Milano. Egli, proveniente da Macchia in Calabria, fu educato nel Collegio italo-greco, ove conobbe il Milano e gli altri, dei cui propositi di libertà si entusiasmò.
Un giudizio della commissione d'istruzione reca : Ha fatto importanti rivelazioni, e si dimostra a pieno ravveduto e pentito de' trascorsi falli, in cui per l'inesperienza giovanile era stato trascinato . Arrestato in Calabria dal commissario De Spagnolis, il Marchese viene tradotto a Napoli nel carcere di Castel Capuano e qui ... fa ampie rivelazioni circa il premeditato regicidio, pel quale avevano congiurato Milano, Dramìs e Rinaldi. Dichiara altre interessantissime cose confidategli da Milano e sopratutto la setta da costui organizzata, e lo invito avutone di farne parte. La ingenuità di questo giovine detenuto inspira piena fiducia per la veracità dei suoi detti, e pel pentimento che mostra; come pure per la lodevole fermezza spiegata durante la istruzione, affronto de' correi, che ha sempre riconvenuti nei verbali di contraddizione, rammentando loro circostanzialmente le commesse delinquenze . *) Tali ammissioni gli valsero presumibilmente un trattamento carcerario migliore, nonché la liberazione dopo due anni.
Le dichiarazioni, invece, di Mendicini e di Tangor sono ritenute dal De Cesare in gran parte false, perché estorte dalla polizia, che avrebbe suggerito loro le risposte, ed infine ritrattate dagli stessi interessati. Osserva in proposito il predetto autore: il De Spagnolis che dirigeva il movimento inquisitoriale e che si abbandonò ad ogni sorta di ribalderie, credette trovare in questi due soldati [Mendicini e Tangor] ignorantacci e privi di coscienza, degli strumenti utili per strappare rivelazioni anche immaginarie; e dopo averli arrestati e impauriti, li blandi, promettendo loro premi da parte del Re, o minacciando severi castighi; e così ottenne denunzie le quali provocarono altri arresti .2 Furono cosi arrestati secondo il De Cesare Giuseppe Marchiano, Domenico Francalanza, Orazio Rinaldi, Domenico Di Stefano, Igino Mirarchi, e tre preti notissimi a Napoli, Don Lorenzo Zaccaro, don Stanislao Marchiano e don Antonio Gradilone. Vinti dai rimorsi, infine, i due soldati si sarebbero decisi a ritrattare, inviando memoriali, l'uno (Mendicini) al gen. Lecca, l'altro al Procuratore generale della Corte Criminale di Napoli. Tali ritrattazioni, conservate
i) À.S.N., Archivio Borbone, Affari del Regno, fase. 960/2, co. 926-927 oil. 2) R. DE CESAMI, op. ci*., p. 214.