Rassegna storica del Risorgimento

anno <1974>   pagina <247>
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Agesilao Milano 24>7
dagli eredi del Francalanza, carcerato anche prima delle deposizioni di quei due bricconi , 0 sarebbero state esaminate dal De Cesare a detta del mede­simo avendogli il Tocci procurate quelle Memorie.
Orbene, circa l'attendibilità delle suddette ritrattazioni del Mendicali e del Tangor, va osservato, in contrasto con la tesi del De Cesare, quanto ap­presso. Anzitutto non fu il commissario De Spagnolis a interrogare i due soldati citati, ma la Commissione d'istruzione, presieduta dal prefetto Governa, come risulta dai verbali di cui sopra, trovandosi peraltro il predetto commissario in Calabria sin dall'I 1 dicembre 1856. Inoltre gli arresti, cui accenna il De Cesare, non possono ritenersi causati dalle false deposizioni del Mendicini e del Tangor come da lui asserito arbitrariamente. Invero, per il Francalanza, lo stesso auto­re ammette che l'arresto avvenne prima e non dopo quelle deposizioni; e, per il prete don Zaccaro, l'arresto ebbe luogo dopo la testimonianza del Ricciardi, come si vedrà, e non per colpa dei due soldati suddetti. Infine, è dubbio se le ritrattazioni siano state scritte dal Mendicini e dal Tangor per inviarle ai superiori indicati, o non piuttosto per scagionare il Francalanza, presso i cui eredi esse si sarebbero rinvenute, peraltro, in originale.2)
Da tutto ciò, si evince la inattendibilità della indicata tesi del De Cesare, il cui contributo alla chiarificazione dei fatti in esame è, in ogni caso, assai scarso. Basti considerare che egli non accenna tra l'altro minimamente alla ispi­razione murattiana della cospirazione, ed anzi nega addirittura l'esistenza di una cospirazione, risultante invece dagli elementi precedentemente esaminati, non­ché da quanto si dirà in seguito. Anche concedendo infatti prova sicura non v'è che i due abbiano ritrattato gran parte delle dichiarazioni rese alla Commissione d'istruzione, scomparirebbero alcuni nomi dalla cospirazione, ma certamente rimarrebbe la sostanza murattiana del complotto.
Né il De Cesare accenna affatto ad altre testimonianze, pur utili per la ricostruzione dei fatti, quali quelle del Pittelli, del Ricciardi, etc. Così egli ignora il supplemento d'interrogatorio di Domenico Antonio Marchese, rac­colto dal commissario De Spagnolis, delegato per le indagini in Calabria, il 21 dicembre 1856, documento, che è opportuno riportare integralmente:
Nel mattino de' 21 dicembre 1856 nel carcere di Cosenza.
Conferitoci noi anzid. Commissario delegato, assistito dall'Ispettore D'Antonio per esaminare altri detenuti in detto carcere, il sopranominato Domenicantonio Marchese è ri* tornato alla nostra presenza, e ci ha manifestato essersi ricordate le seguenti circostanze: T - che il tristo Agesilao ha indossato fino a pochi anni dietro gli abiti talari, aspirando al sacerdozio, anzi avrebbe voluto farsi ammettere novizio presso questi PP. Domenicani, ma dopo qualche trattativa fu respinto.
2 - che il non meno pernicioso Attanasio Dramis, macchinando sempre trame politiche, scrisse da S. Giorgio sua patria una lettera a Rosario Buffa, ora defunto, che gliela fece vedere e poi la distrusse, colla quale progettava assoldare gente e portarsi a combattere, non ben ricordo, se contro, o a favore di Luciano Murat. Il Batta parlandone con il dichia­rante, derideva tanto riscaldamento fantastico del Dramis.
Lettura data
Domenicantonio Marchese S. De Spagnolis3)
1) Ibidem, p. 215.
2) Vedi Lettera di G. Tocci al De Cesare, già eit.
3) Cfr. A.S.N., Archivio Borbone, Affari del Regno, fase. 960/1, fol. 62, voi. II, e. 458.