Rassegna storica del Risorgimento

anno <1974>   pagina <251>
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Agesilao Milano
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vaghe aspirazioni libertarie. Sicuramente Nocìto, Dramis, Marchiano e qualche altro, avevano costituito un gruppo neo-mur atti sta; l) ma Falcone, Dragone e Fanelli erano invece nel mazziniano Comitato segreto napoletano.
Agesilao Milano che come sappiamo con sicurezza s'incontrava in casa Nocito col gruppo neo-murattista, aveva anche dei rapporti con Faltro gruppo, quello mazziniano? L'amicizia col Falcone indurrebbe a crederlo; ma tale ami­cizia dovè essere qualcosa di molto vago e non così vigorosa Come ritengono il De Monte, il Monaco, e, sulla loro scia, il Rosselli.
Proprio il De Monte offre lo spunto per alcune osservazioni. Egli scrive che Fanelli, venuto a conoscenza del proposito del Milano, rispose che quan­tunque manifestasse che, non eravi modo di preparare... l'ajuto di un movi­mento che valesse ad impedire l'immediata successione nella Dinastia... non mancava di scorgere...2) i vantaggi dell'attentato. Ciò vuol dire che il gruppo mazziniano di Napoli non era in grado di assicurare, nel caso di un riuscito attentato, un movimento tale da impedire la successione al trono dell'erede di Ferdinando II. Cioè, la morte del Re sarebbe stata inutile per i mazziniani, al fine di iniziare una rivoluzione che valesse ad allontanare il Borbone. Invece, si poteva pensare da parte dei murattisti, che proprio la morte del Re avrebbe data a Luciano Murat la possibilità di salire sul trono di suo padre!
È interessante, altresì, qualche ulteriore frase di De Monte: Venuto 1*8 dicembre 1856, il Milano fece sapere ad uno degli amici che in quel mattino era impossibile compiere il suo costante pensiero; ma quando sul campo roc­chio liberissimo di Agesilao si vide d'incontro il Tiranno, ed in mano la baio­netta, il fatto divenne inevitabile... .3) Ora, a parte che si trattò invece di un'azione (come si è visto) premeditata e studiata in ogni particolare, la sud­detta dichiarazione del Milano, riportata dal De Monte, potrebbe essere inter­pretata nel senso che il primo intendesse mantenere tranquilli i repubblicani e i mazziniani, rassicurandoli che non avrebbe tentato, allora, l'uccisione, e fa­cendo in pari tempo il gioco dei murattisti, i quali invece erano pronti sul posto ad agire, in collegamento con altri, pronti a sbarcare sulle coste napole­tane, in caso di riuscita dell'attentato.4)
t) Per quel che può valere tuia notizia tratta dalla tragedia di N. ROMANO (pp. cit., p. 60), anche Triolo, implicato nel processo per l'attentato di Ag. Milano, era favorevole alla venuta di L. Murat sul trono napoletano; le sue parole, nella tragedia, vengono subito rimbeccate da Fanelli e da Gentili.
2) L. DE MONTE, Cronaca cit.
3) Ivi, p. 38. Anche G. LAZZARO dice pressoché la stessa cosa (op. cit., p. 471), circa Tavviso di Agesilao di non tentare il colpo in quel giorno.
4) Quel che sarebbe accaduto nel caso che Ferdinando II fosse stato davvero ucciso non può interessare ai fini del riconoscimento dell'esistenza della cospirazione antiborbonica. Tuttavia, qualcosa ci è noto da una dichiarazione resa dall'imputato DA. Marchese il 22 gennaio 1857 alla Commissione distruzione: a tra le ultime affermazioni fattegli dal Milano in Cosenza vi fu che l'amico strettissimo Giovanni Mosciaro, emigrato, avrebbe radunati tutti gli altri emigrati e latitanti, e sarebbe piombato nel Regno appena avvenuta la rivolta (in A.S.N., Arch. Borbone, Avvenimenti del Regno, fase. 960/1, fol. 124, voi. 1, e. 132). È noto inoltre che il Murat preparava degli armati in vista di uno sbarco nell'Italia Meri­dionale; il ROSSELLI scrive: a proposito degli armamenti di Murat correva voce allora che egli avrebbe potuto disporre della disciolta legione polacco-ungherese e che avrebbe or­ganizzato altresì una legione franco-italiana (op. cit., p. 399 in nota). Riporterò poi le di­chiarazioni di Giovanni Nicotera.