Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1974
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pagina
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253
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Agesilao Milano 253
mo né l'ultimo progetto d'invasione delle Due Sicilie, da parte di truppe francesi, in quanto, specialmente a partire dal 1854, persistette la incombente minaccia di quella soluzione balorda, che alcuni rifugiati politici tennero sospesa, come spada di Damocle, sulla vita del Regno, nei suoi ultimi anni, e costituì, infine, una delle cause non secondarie della sua fine violenta.
Tale movimento è bene precisare subito non era espressione di un superstite lealismo dinastico, né di rimpianto per i tempi di Gioacchino Murat. Gli uomini, che avevano servito il cognato di Napoleone, come il Filangieri ed il Nicolini, il Pari si o ed il D'Andrea, Tlschitella ed il Carrascosa, dopo aver tentato, mediante la rivoluzione del 1820, di creare un governo costituzionale, che meglio del trattato di Casalanza garantisse i loro interessi e la loro posizione nei quadri dell'Amministrazione e dell'esercito, avevano finito ormai con lo adattarsi al regime borbonico, della cui politica erano anzi diventati strumenti preziosi e fedeli. *) Ciò, particolarmente dopo l'avvento al trono di Ferdinando II, il quale non solo attenuò gli eccessi della reazione, dopo il '21, e permise il ritorno in Patria di molti esuli politici; ma si propose, altresì, di rinnovare lo Stato, prendendo a modello, per certi aspetti, il dispotismo napoleonico. Ciò non poteva affatto dispiacere agli uomini del decennio . i quali venivano peraltro chiamati, a causa della loro capacità tecnica, ad attuare le riforme amministrative e giudiziarie, finanziarie e militari, volute dal nuovo Sovrano. Ma, se gli antichi raurattiani avevano aderito in tal modo al governo borbonico, il nuovo movimento che conviene chiamare neo-murattista non era, perciò, affatto privo di base; al punto che esso riusciva a destare serie preoccupazioni non soltanto nella Corte napoletana,2) ma persino nel Cavour. Esso nasceva dalla impazienza di alcuni patrioti e di alcuni circoli di emigrati meridionali, i quali, ostili naturalmente alla tirannia borbonica, e giudicando che il Piemonte non potesse da solo sostenere il peso di una guerra contro l'Austria, volevano procurargli l'alleanza eon la Francia, interessando questa ad una restaurazione murat-tiana in Napoli. Napoleone HI, che considerava il Mediterraneo quale naturale sfera degli interessi francesi e mirava ad avervi una posizione preponderante, non restava sordo a tali progetti, pur tenendo nel giusto conto l'inevitabile opposizione dell'Inghilterra.
Non è il caso di rifare la storia della polemica sul murattismo (dal Saliceti al Trincherà, dal Manin al La Farina, ecc.) che così efficacemente è stata esposta dalla Bartoccini,3) né sembra necessario soffermarsi sugli stupendi articoli del
1) Cfr. M. FAHNERABL, Della monarchia di Napoli e delle sue fortune, Napoli, 1876, pp. 111-114; G. DB Srvo, op. cit.t voi. I, pp. 52, 67. H passaggio degli antichi murattiani ai borbonici dette luogo, a torto, all'accusa di corruzione: ved. la difesa del Fortunato senior fattane da quello junior, in Appunti di storia napoletana dell'Ottocento, Bari, 1931, p. 95
e sgg. ' . .. JT. ;
2) Cfr. N. BIANCHI, Storia documentata della diplomazia europea in Italia, Torino, 1870, voi. VII, pp. 217, 296 (dispacci del Castelcicala e del Sanseverino dal 1852 al 1856).
3) La Bartoccini ha compiuto lo studio più ampio e specifico che ci aia in Italia, oltre quello della Gavoni, limitato, però, al decennio 1850-60. Qualcosa di buono è pure in M. MAZZIOTTZ (op. cit.t pp. 340-351), in N. ROSSELLI (op. cit.y passim), in L. CASSESE (op. cit., pp. 83-84), in G. BERTI (op. ci*., pp. 672-684), in A. LEPRE (Storia del Mezzogiorno nel Risorgimento, Roma, 1969, pp. 249-254). Cfr. inoltre la nota bibliografica di A. ROMANO, in Epistolario di C. Pisacane, Milano, 1937, p. 482; e di P. ALATRI, Lettere inedite di Antonio Scialoia, in Movimento operato* a. Vili (1956), p. 131 e sgg.