Rassegna storica del Risorgimento

anno <1974>   pagina <254>
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254 Michelangelo Mendella
De Sanctis contro il murattìsmo.l) È, forse, opportuno sottolineare che Giu­seppe Sirtori, ad esempio, pur non prendendo esplicitamente le difese del Murai, spianava la via al pretendente francese col suo scritto La Questione Napoletana: metodo di soluzione, in quanto isolava il problema napoletano da quello gene­rale italiano.
Così il Montanèlli che sembra considerare, nel suo opuscolo II Partito Nazionale Italiano (Torino, 1856), la soluzione murattiana come espediente prov­visorio, in una lettera del 2 ottobre 1855 al La Farina, illuministicamente auspi­cava: ...io preferirei in Napoli a Bomba o Bombino costituzionali il Murat, perché coi Borboni se ne andrebbe un sistema intero di reazione incorreggibile che ha radici profonde e antichissime nel paese, e col Murat verrebbe un Re Grand'Orienle dei framassoni e una regina protestante: rivoluzione di co­scienza da non disprezzare nella metropoli della superstizione italiana .2j Ugual­mente Luigi Dragonetti, in una lettera al De Sanctis dell'I novembre 1855, ac­cenna ad una restaurazione murattiana in Napoli come alla sola via di scampo che aprirsi possa alla salvezza della nostra povera Patria.3)
Passando alla trattazione di qualche problema più concreto, vai la pena di ricordare che, nel novembre 1853, i rapporti franco-napoletani attraversa­rono un periodo di vera tensione, quando il governo di Parigi ordinò al mini­stro Charlesmagne des Maupas di abbandonare la Legazione di Napoli, in segno di protesta per la quarantena imposta a causa del colera ad una nave sulla quale erano imbarcati due ufficiali francesi in missione. Dopo un mese, le relazioni diplomatiche fra ì due paesi furono riprese; ma non tardarono ad inasprirsi nuovamente, allorché, il 30 marzo 1854, la Francia e l'Inghilterra si schierarono a fianco della Turchia, dichiarando guerra alla Russia. Allora scrive il Mascia il sacrilego paradosso di un esercito cristiano che, alleatosi al Turco infedele, marciava contro un altro esercito cristiano, per sostenere la causa deirimperialismo islamico, divenne imprevedibilmente la più scandalosa e disilludente delle realtà per quel Re devotissimo...; allora il vagheggiato so­gno della funzione antinglese dell'ultimo Bonaparte svanì ... .4)
Fu in quel momento che il murattismo, legato al gioco degli interessi inter­nazionali, prese sempre più vigore e sostanza. Infatti, concretatasi l'alleanza anglo-francese per la spedizione di Crimea, la freddezza dei rapporti fra Napoli e Vienna, e l'impossibilità della Russia di soccorrere eventualmente il Borbone, fecero sì che la restaurazione murattiana cominciasse ad apparire come possi­bile, tanto più in quanto non era esclusa l'eventualità che la Sicilia, per conser­vare l'equilibrio mediterraneo, venisse riservata all'influenza inglse.5) È quindi
*) Ristampati dal Croce e poi dal Cortese (in Scrìtti politici di F. DE SANCTIS, voi. I, Napoli, 1939, pp. 11-37).
2) Epistolario di G. La Farina, Milano, Trcves, voi. I, p. 565. Sul favore di Monta­nelli per il Murat cfr. il denso saggio di V. MAZZEI, Il pensiero politico e sociale di G. Mon­tanelli, premesso a G. MONTANELLI, La Rivoluzione d'Italia, Roma, 1945.
3) Cfr. DE SANCTIS, Lettere dall'esilio, a cura di B. CUOCE, Bari, 1938, p. 24. Sul pensiero politico dei Dragonetti, ved. F. TESSITORE, Aspetti del pensiero neoguelfo napole­tano dopo il sessanta, Napoli, 1962, pp. 34-39.
4) Cfr. R. MASCIA, op. cit., p- 131.
5) IL La Farina in una lettera a Matteo Raeli, che allora era esule a Malta, (17 seti.. 1855), in Epistolario cit., voi. I, p. 548, scriveva: Quello che prima si era creduto impos­sibile, la restaurazione cioè di Murat col consentimento dell'Inghilterra, è ora un fatto che