Rassegna storica del Risorgimento

anno <1974>   pagina <256>
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256 Michelangelo Mendella
Logge massoniche del Grande Oriente, e incoraggiato altresì dalle astute e sot­terranee manovre del conte Cavour, il quale, a quell'epoca* non era alieno dal­l'idea di riservare alla Francia il lontano Mezzogiorno d'Italia, nella speranza di ottenere, in cambio, l'alleanza di Napoleone III in una guerra contro l'Austria, che avrebbe dovuto fruttare al Piemonte la conquista e l'annessione del più vicino Lombardo-Veneto.
Intanto nel napoletano, il comm. Don Pasquale MirabeUi Centurione, am­bizioso Intendente della provincia di Principato Ulteriore, redigeva (1*11 gen­naio 1854) un ampio rapporto sulle informazioni ricevute ad Avellino da Achille De Michele, farmacista, domiciliato in Castelfranco di Capitanata, inviandone copia al direttore del ministero della Polizia generale, Don Orazio Mazza. *) Il De Michele aveva conosciuto a Benevento un certo D. Domenico Isernia, il quale, nel corso di vari colloqui, gli aveva confidato che, oltre ad una setta denominata Socialismo, se ne era costituita recentemente un'altra, più gene-ratizzata , detta Murattina* con la denominazione ufficiale di Filo Elettrico, Il programma d'azione era il seguente: si sarebbero dovuti corrompere quaranta soldati, per ciascun reggimento, oltre ad un congruo numero di ufficiali, co­stringendo, in tal modo, il governo a mobilitare altri reparti dell'esercito per arrestare i disertori e i ribelli. Dei conseguenti disordini avrebbe approfittato Luciano Murat, che si sarebbe diretto verso il territorio del Regno con una fiotta navale francese e con truppe da sbarco. Segno di riconoscimento per gli affiliati: era quello di dare la mano palma a palma senza stringerla, rimanendo aperta e agitandosi vicendevolmente . Fine ultimo sìa dell'una, sia dell'altra associazione segreta era quello di distruggere tutta la famiglia reale e tutti i dipendenti ad essa affezionati. La rivoluzione sarebbe dovuta avvenire pri­ma di Pasqua (cioè prima del 16 aprile 1854). Quasi contemporaneamente, un'al­tra setta filofraneese, che si proponeva l'eversione della dinastia borbonica, e nella quale erano implicati il prete Don Michele Pacciolla, Nicola Lopez, e Giu­seppe Patricelli, fu scoperta dalla polizia a Frati ani aggi ore.2
Anche il conte di Cavour, come si è detto, non volle rimanere estraneo ai progetti filofrancesi di aggressione al Regno delle Due Sicilie, per la cui ese­cuzione secondo il cav. von Martini, plenipotenziario austriaco a Napoli erano già stati allestiti, a Tolone ed a Lione, due corpi d'armata di 50.000 uomini ciascuno.3) H ministro sardo, nel febbraio del 1854, ebbe un colloquio riservato con Giovanni La Cecilia (già condannato a morte dalla magistratura piemontese, prima che da quella napoletana), e gli chiese se avesse relazioni sufficienti a tentare un colpo di mano in Calabria. Il La Cecilia rispose che le sue relazioni non oltrepassavano la capitale e la sede del comitato centrale rivo­luzionario; ma che, in Calabria, si sarebbe potuto far molto con l'aiuto di Gio­vanni Andrea Romeo, Antonino Fintino e Domenico Mauro. In effetti, questi tre, messi al corrente della faccenda, accettarono, e successivamente si reca­rono anch'essi, con il La Cecilia, dal Cavour, il quale promise che avrebbe for-
i) M. V. GAVOTTI, Il movimento muratUano cit., p. 70 e sgg.j inoltre t nuovi docu­menti recati da A. ZAZO, Mazziniani e murattiani nel ducato di Benevento. 1853-1857, in Samnium, 1929, I, pp. 5-22.
2) La notizia è in F. BARTOCGTNI, op. cit., pp. 147-148 o nota 24, ove si rimanda al documento in À.S.N., Archivio di Polizia, anno 1853, fase. 506, esp. 5320, voi. 23.
3) Cfr. R. MOSCATI, Ferdinando II di Borbone nei documenti diplomatici austriaci, Napoli, 1947, p. 145.