Rassegna storica del Risorgimento

anno <1974>   pagina <257>
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Agesilao Milano 257
nito loro 500 bersaglieri congedati, 100 ufficiali, 500 fucili e due milioni. Se-nonché, dopo alcuni giorni, ai primi di aprile del 1854, il Cavour richiamò an­cora il La Cecilia e gli comunicò che del progettato colpo di mano in Calabria non se ne sarebbe fatto più nulla, poiché Napoleone intendeva sollecitare l'al­leanza dell'Austria con la Francia per la guerra recentemente dichiarata alla Russia: si avvertissero i calabresi che, per il momento, tutto doveva essere so­speso e rimandato a tempi migliori. I
Anche in seguito, invero, continuò la politica ambivalente del Cavour cir­ca la questione murattiana, in quanto il presidente sardo non si riteneva in di­ritto, né in grado, di opporsi ad una rivoluzione napoletana in favore del Marat. È un fatto, comunque, che egli dava a credere di non vedere quelle trame troppo di mal occhio .2) Il 10 aprile 1856, infatti, nelHn formare Rat lazzi di un colloquio che avrebbe prossimamente avuto con Clarendon, ministro degli esteri inglese, gli disse testualmente: Credo potergli parlare di gettare in aria il Bomba. Che direbbe di mandare a Napoli il principe di Carignano? O se a Napoli volessero Murat, di mandarlo a Palermo? . Il 16 settembre 1855 La Farina, che aveva contatti segreti col Cavour, assicurava il marchese Torrearsa che si era alla vigilia di una restaurazione murattiana;3) e il 31 ottobre suc­cessivo, scriveva al Ricciardi: Ritenete queste mie parole [circa la restaura­zione del Murat] non come notizia di giornali o come supposizioni, ma come un fatto positivo, stavo quasi per dire un fatto compiuto .4)
Nell'ottobre 1856, si nota un lieve mutamento nella politica cavourriana. Infatti, scrivendo al Gropello, incaricato di affari a Napoli, il Cavour gli rac­comandava di non combattere i progetti favorevoli a Murat, senza però favo­rirli. 5) Si passa, cioè, da un primo appoggio al principe francese ad una situa­zione di neutralità, confermata anche dal Pallavicino, il quale, in seguito ai colloqui avuti coi ministri sardi, confermava: Il Governo piemontese non fa­vorisce ... i murattisti, ma non li avversa .
Tale atteggiamento ambiguo del Cavour si risolse, infine, in una netta opposizione alle pretese murattiste. In effetti, il presidente sardo non poteva porsi chiaramente contro la soluzione murattiana a Napoli, senza inimicarsi Napoleone III, del cui appoggio egli aveva gran bisogno. Ritiene il Rosselli che la sua politica fu quella di non avversare le ambizioni francesi; ma piuttosto di suscitare contro di esse le gelosie inglesi .fi) Questo suo atteggiamento non è nuovo,7) del resto, nel campo dei rapporti internazionali. Va piuttosto rile­vata la sua notevole abilità nei rapporti coi patrioti democratici italiani.
Il Berti, su questo punto, ha scritto pagine quanto mai convincenti. Egli
1) L'episodio e narrato in G. LA CECILIA, Memorie storico-politiche* Varese, 1946, p. 652 e sgg.; efir. anche A. OMODEO, L'opera politica del conte di Cavour, Firenze, 1940, voi. II, p. 237 e sgg.
2) Cfr. N. ROSSELLI, op. di., p. 391 nota.
3) G, LA FARINA, Epistolario cit., voi. I, p. 544.
4) Ivi, p. 567.
5) Lettera di Cavour al conte Gropello, in data 5 ottobre 1856, in L. CHI AL A, Lettere edite ed inedite di Cavour, Torino, 1888, voi. VI, pp. 39-42.
) N. ROSSELLI, op. cit., pp. 391-392.
7) Anche Ruggero Settimo, per minare la propaganda murattiana in Sicilia, scriveva a Palmerston (C. AVARNA ni GUALTIERI, R. Settimo nel Risorgimento italiano, Bari, 1928, p. 225).