Rassegna storica del Risorgimento
anno
<
1974
>
pagina
<
258
>
258 fr" Michelangelo Mendella
osserva, tra l'altro: Il muratiismo - quella questione che era sembrata agli inizi cosi secondaria, così ipotetica, cosi poco fondata apparirà agli occhi di tutti di tale natura da trasformarsi in un nuovo spartiacque che separò i patrioti italiani, già così terrìbilmente divisi secondo varie etichette politiche, in due campi nettamente avversi: muranisti ed antimurattisti. Non che le vecchie divisioni d'un tratto sparissero o si attenuassero, ma insomma gli anti-murattisti fossero essi democratici divenuti neofiti cavourriani come il La Farina, o moderati di vecchio stampo, fossero essi democratici radicali come Mazzini, come Fabrizi, o addirittura radicalissimi socialisti come Pisacane, d'un tratto, lo volessero o no, si trovarono schierati su di un fronte comune. Di questa situazione nuova, Cavour sempre estremamente sensibile ad ogni spostamento di forze reali seppe trarre abilmente partito . *)
Non era stato ovviamente il Cavour ad inventare il muranismo; ma, senza dubbio, almeno in un primo tempo, il suo atteggiamento incoraggiante nei con* fronti dei piani ambiziosi di Napoleone IH aveva aggravato la minaccia che quel movimento costituiva per l'unità d'Italia. Senonché, appena Cavour s'accorse del nuovo partito che da quella situazione si poteva trarre osserva il Berti cambiò abilmente e improvvisamente di fronte... anche se con la necessaria prudenza. Dinanzi al pericolo rappresentato da Murai, dinanzi al pericolo in una certa parte effettivo e non immaginario che persino alcuni democratici si convertissero al murallismo, Cavour lasciò capire al La Farina e ai suoi seguaci cbe egli segretamente avversava la soluzione Murat .
La confidenza fatta al La Farina fu presto nota a tutti i circoli democratici. Rapidamente, nel giro di qualche mese, una notevole parte del Partito d'Azione finì con lo schierarsi a favore della monarchia sabauda. In quelle settimane nota ancora il Berti le adesioni alla Società nazionale divennero valanghe. Certo, un movimento così vasto, così profondo, che schierò intorno alla monarchia piemontese non soltanto uomini come Manin, Pallavicino, La Farina, ma Garibaldi e Bertani, e che indusse perfino un repubblicano estremo come il Ricciardi prima ancora che l'orientamento anti-mu ratti ano di Cavour fosse noto a fare la famosa dichiarazione Si l'Italie régénérée doit avoir un roi, ce ne doit etre qu'un seul et ce ne peut ètre que le roi de Piemont? , non scaturiva, non poteva scaturire da quel solo fatto. Giustamente è stato osservato che alla Società nazionale, prima o poi Manin avrebbe aderito ugualmente (e non soltanto Manin, ma tutti gli altri che poi lo seguirono su quel terreno), perché quella lenta evoluzione era già in atto da anni e si sarebbe conclusa per processo spontaneo, anche senza il fatto nuovo murattiano. Ma, certo, senza il muralismo, il processo sarebbe stato più difficile, più complesso, più ritardato; sarebbe mancato il motivo e, si dica pure, il pretesto per dire davanti all'Italia intera e davanti al mondo: è anche per questa nuova suprema esigenza che noi democratici repubblicani siamo per la monarchia unitaria: Italia e Vittorio Emanuele. Il murattismo, insomma, invece di rappresentare una remora, un ostacolo alla politica cavouriana, la servì egregiamente .2)
Tale riconoscimento esplicito del ruolo positivo, anche se indiretto, che il murattismo svolse nel quadro generale del Risorgimento italiano, consente di attribuire al Berti il merito di aver storicizzato il movimento suddetto, ponendo
1) Cfr. G. BEOTI, op. cit., pp. 676-677.
2) Ivi, pp. 677-678.