Rassegna storica del Risorgimento

anno <1974>   pagina <260>
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260 Michelangelo Mendella
avesse fatto far sosta alle sue pretensioni. Gl'Inglesi desiderano per Napoli una modifica di regime ma non un aumento di territorio a favore dei francesi. Intanto ferve nel regno un partito, e quel che è peggio di gente possente.
Saliceti salutato col nome di presidente dei ministri. I fratelli Mezzacapo, Luigi col titolo di ministro, ed Ottavio con quello di generale sono i cortigiani dell'aspirante re di Napoli. E per vero, l'Italia è stanca. Una riforma è cosa desiderabile, ma uno straniero non mai; a tal costo darei dieci vite per non cadere nelle ritorte della Francia o di qualunque altro Stato. La rivoluzione di cui parlo succederà. I congiurati sostenuti segretamente dal governo francese, accrescono le loro aderenze, e uno dei principii che ha indotti i liberali di Napoli a tentare uno sbarco si è stato per sventare le mene degli affigliati di Murai... 0
Qualche giorno dopo, il 9 luglio 1857, Nicotera rese al Procuratore gene­rale Francesco Pacifico la sua deposizione, nella quale disse inoltre:
... Tre partiti vi sono attualmente che agitano l'Italia, cioè il Nazionale, cui appar­tengo, il Murattista ed il Piemontese. Il primo ha molti affiliati, ma non comprende per­sone di positiva considerazione; il secondo nel regno, e specialmente in Napoli, è impo­nente sì per numero, che per la qualità de' soggetti che ne fan parte, marcandosi soprat­tutto la capitale, dove molti della nobiltà e de' ricchi possidenti vi sono ascritti; il terzo, infine, è debole e conseguentemente dispregevole. Alla testa del partito vi stava D. Carlo Pisacane, il quale era in continua relazione col Comitato Nazionale Napoletano, che pro­mettendo mari e monti credeva potersi dar principio alla rivoluzione, cui venne sollecitata nel fine di prevenire la rivolta murattista nel Regno.
Infatti Pisacane di conserva agli altri capi, seppero che ne' principi del decorso maggio, un congresso murattista presieduto da Saliceti, riunivasi in Parigi per determinare ciò che conveniva praticare, onde mettere sul trono delle Due Sicilie Luciano Marat. Esso invero risolveva di eseguire tre sbarchi nelle spiaggie di questo reame, con altrettante legioni Fran­co-Polacche, numerose di almeno mille uomini ciascheduna, con trentamila fucili e forti somme di danaro. Ed ove queste Legioni fossero vinte dalle regie Truppe, vi interverrebbe subito il governo francese per violato onore nazionale. Le tre spedizioni progettate, una delle quali capitanata dal figlio del pretendente chiamato Gioacchino, dovrebbero eseguire Io sbarco in un punto della provincia di Salerno, in Calabria ed in Puglia. Il quale progetto forse ritarderà ancora per qualche poco a realizzarsi, a causa della nostra sconfitta, ma devesi esser sicuro che sarà attuato.2)
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A Napoli non fu cosa agevole raggiungere, sin dal principio, la unanimità dei consensi fra gli esponenti liberali ed antihorbonici del Regno. Ciò, soprat­tutto, perché mancò al movimento murattiano, in definitiva, la funzione polariz­za tri ce di un vero capo, che fosse realmente all'altezza della situazione; mentre il conte Gioacchino Pepoli non era che un superficiale, di scarsa fede, ed Aure­lio Saliceti un uomo, sebbene convinto delle sue idee, troppo teorico.
Solo Ferdinando Maseilli osò fare della sua casa (in Via Sergente Mag­giore n. 51) un ritrovo aperto e, date le condizioni, coraggioso per tutti quelli che cospiravano contro la dinastia regnante. Fu in quella casa che si studiò, altresì, il modo d'interpellare, sulla questione del murattismo, i condannati politici rinchiusi nel Castello di Montefusco, ove, con Carlo Poerìo, si trova-
0 ARCHIVIO STATO, SALERNO, Processo Nicotera, Documenti, voi. 6, B. 224, e 40. 2) ARCHIVIO STATO, SALERNO, Interrogatori, voi. II, busta 214, ce. 18 e sgg.