Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1974
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pagina
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261
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Agesilao Milano 261
vano Nicola Nisco, Vincenzo Dono, Luigi Cavalli, Nicola Schiavone e Michele Pironti,
Secondo una narrazione, non fondata peraltro su documenti di sicura fede, la Prota (la già nominata cameriera della baronessa Poerio, che si occupava spesso delle faccende altresì di casa Mascilli) avrebbe cucito, sotto un bottone, un piccolissimo biglietto, più volte ripiegalo, contenente un messaggio diretto ai suddetti condannati da parte di Leonardo Poppi. Il bottone, così confezionato sarebbe stato affidato al Dr. Giovannino Petti, che era stato nominato, proprio allora, medico del penitenziario di Montefusco. Qui costui, nel visitare Michele Pironti il quale era ricoverato, a quel tempo, in infermeria, insieme con Carlo Poerio avrebbe trovato il modo di lasciar cadere il bottone stesso nelle mani di un amico fidato. La risposta dei reclusi, scritta col nerofumo della lucerna, non si sarebbe fatta attendere: Moriremo in galera Stella polare il Re di Piemonte .
In sostanza però anche se si ammette che molto più possibilistico sia stato circa il murattismo, l'atteggiamento degli ergastolani di Santo Stefano, e cioè di Silvio Spaventa, Luigi Settembrini e Filippo Agresti ci si trova quasi sempre di fronte a ricostruzioni e a rimaneggiamenti a posteriori, tendenti a far ritenere anteriori decisioni unitarie e filosabaude che certamente, all'epoca in cui si svolsero i fatti, non potevano essere così ferme e decise, come poi le si volle far passare. La verità è che a nessuno, in seguito, avrebbe più fatto comodo di riconoscere la sofferta esperienza neomurattista, e non fece poi comodo, né sembrò poi opportuno nemmeno agli scrittori di storia che operarono durante il Regno d'Italia, diradare la pesante cortina di nebbia che, dopo l'improvvisa e inattesa soluzione unitaria, si era andata compiacentemente dispiegando su tanti volti e su tanti episodi di quel torbido e non lontano passato.
La Bartoccini ha acutamente individuato tre fasi nello sviluppo del murattismo: la prima, dal 1852 al '54, il cui inizio coincide con la nomina di Luciano Murat a Gran Maestro della Massonerìa; la seconda, che va dal 1855 alla fine della seconda guerra d'indipendenza; e la terza dal 1860 al 1870 (fino al crollo, cioè, dell'impero di Napoleone III). È chiaro che la seconda fase è di gran lunga la più importante, in quanto in essa il neo-murattismo si avvicina maggiormente alla realizzazione del suo fine precipuo: porre, cioè, Luciano Murat sul trono napoletano.
Va ulteriormente precisato che, sul finire del '56, la parabola ascendente del murattismo raggiunse il punto più alto. Invero, la rottura delle relazioni diplomatiche anglo-francesi col Regno di Napoli dava inizio ad un periodo nel quale i fautori del pretendente potevano sperare in aiuti militari, oltre che di* plomatici, da parte di una Francia nemica dei Borboni, e interessata a togliere il trono a Ferdinando II per affidarlo al Murat, così ampliando nel Me* diterraneo il dominio napoleonico. Senonché, alla minaccia di inviare navi seguì, com'è noto, solamente il ritiro delle legazioni francesi ed inglesi da Napoli. Tale ritiro, se fu accolto con favore dai liberali non murattiani (come riferisce
l) L'episodio fu ricostruito e documentato sulle testimonianze possibili ma non dì prima mano, da M. V. GÀVOTTI (op. cit., p. 78). È stato poi ripreso nei suoi elementi essenziali da F. BARTOCCINI (op. cit., p. 152). Esso tuttavia non è riportato dal Settembrini nelle Ricordanze. Solo Nisco e Gastromediano vi accennano, ma non in quei termini.