Rassegna storica del Risorgimento

anno <1974>   pagina <262>
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Michelangelo Mendella
l'Omodeo), *) perché evidentemente un Borbone privo dell'appoggio francese sarebbe stato un ostacolo più facilmente eliminabile ad fini dell'unità italiana sotto la casa Savoia, nondimeno è da ritenere che esso sia stato accolto con al­trettanto favore dai neo-murattisti, i quali vi scorgevano l'inizio di una fase di ostilità tra Napoli e la Francia e, quindi, ravvicinarsi del momento da loro tanto atteso. L'allontanamento da Napoli del Brenier e del Petre, quindi, dette nuovo alimento ai mura Misti, spingendoli ad azioni di forza per indurre Napo­leone III o Luciano Murai ad intervenire nel Mezzogiorno d'Italia.
L'attentato di Agesilao Milano, preparato dal gruppo neo-murattista di No­ci to, Dramis, Rinaldi, Francalanza, Mosciaro, ecc., e perpetrato 1*8 dicembre 1856, appena 50 giorni dopo la partenza degli ambasciatori inglese e francese, va collocato nella suddetta situazione interna ed internazionale. È lecito pre­sumere che, se i cospiratori avessero saputo che il ritiro delle Legazioni rap­presentava l'ultimo atto di un attrito diplomatico nella sua fase finale, nonché la rinunzia della Francia e dell'Inghilterra ad intervenire con la forza a Na­poli, probabilmente lo stesso Agesilao Milano non avrebbe avuto il coraggio di agire, venendogli meno la speranza in un nuovo corso storico del suo Paese.
14. QUÀRANT'ANNI DOPO. A commento di un passo di una lettera, inviata dal Comitato Napoletano al Mazzini, il De Monte scrisse: Ponga ben mente il lettore ai sentimenti qui espressi con tanta convinzione contro il Murattismo, perché molti che ora si sono camuffati da Unitari e lussureggiano al Potere, in quel tempo erano spietati Murattisti. Il vanto del Concetto Unitario nessuno può toglierlo alla Democrazia Italiana .2) La testimonianza del De Monte rap­presenta un prezioso elemento per comprendere come, a distanza di anni, l'epi­sodio di Agesilao Milano sia stato trasfigurato da taluni che pur vi parteciparono, animati dalle passioni del tempo, rivivendolo attraverso il prisma deformante del clima politico dell'Italia umbertina.
Cosi, nel n. 345 del Corriere di Napoli del 13 dicembre 1897, lo scrittore calabrese Nicola Misasi (che già si era interessato del Milano in precedente ar­ticolo della rubrìca Cronache varie , pubblicato nel n. 281 del 10 ottobre) riferiva, in un articolo dal titolo Ciò che la storia non sa , di aver incontrato casualmente don Guglielmo Tocci, settantunenne, e di aver conversato con lui che aveva conosciuto il Milano nelle camerate del Collegio italo-greco di quel famoso attentatore del 1856. Nel corso di tale colloquio il Tocci a detta del Misasi aveva scagionato, con eccessiva animosità, l'amico Agesilao da ogni sospetto di partecipazione a movimenti di carattere sovversivo, intendendo così ristabilire, a suo modo, la verità storica, inquinata da menzogne e da ro­manzesche leggende, col rivelare quello che, secondo lui, sarebbe stato il vero motivo dell'attentato al Re Ferdinando II.
È opportuno, a questo punto, riportare le parole testuali del Misasi in proposito.
Ecco incominciò don Guglielmo che in cuor suo mi aveva mandato chi sa quante volte al diavolo Agesilao Milano aveva commesso un grave fallo pel quale si riteneva disonorato.
i) Cfr. A. OMODEO, L'opera politica del conte di Cavour cit,t parte I, voi. II, p. 145. 2) Cfr. DE MONTE, op. cit., p. XI, n. 2.